Per Cgil, Cisl e Uil la riforma sanitaria a Como ancora non si vede. E i problemi del comparto in provincia sono tanti, dal presidio di via Napoleona agli ospedali sovraffollati.

Riforma sanitaria: nulla di fatto dopo due anni

Sono passati quasi due anni dall’approvazione della legge 23/2015 di Regione Lombardia che aveva come tema centrale la riforma sanitaria. Una legge che aveva come obiettivo fondamentale l’integrazione fra le attività sanitarie e sociosanitarie. Una riforma che però, secondo Cgil, Cisl e Uil, ancora non dà i suoi frutti sul territorio comasco.

“Stenta a decollare nel nostro territorio e lascia inalterate le problematiche relative alle lunghe liste d’attesa per prestazioni sanitarie, alle lunghe ore di attesa nei pronto soccorso, alle difficoltà dei pazienti cronici e più fragili di trovare un’adeguata risposta ai bisogni sociosanitari”. Con queste parole le tre sigle sindacali esprimono la loro preoccupazione sul tema. “Abbiamo cercato più volte un confronto con Ats Insubria e Ats Montagna (che si occupa di medio e alto Lario) dalle quali abbiamo ricevuto solo silenzio. Siamo intenzionati ad aprire un confronto con Asst Lariana”.

Preoccupa la questione del presidio di via Napoleona

Tra i temi che preoccupano le sigle sindacali anche la cosiddetta cittadella della salute, ovvero l’ex struttura dell’ospedale Sant’Anna a Como in via Napoleona. “Riteniamo che tutte le forze politiche debbano impegnarsi per la concretizzare la cittadella della salute, occasione unica, importantissima e irripetibile per Como” spiegano le sigle sindacali che poi ricordano quello che servirebbe in via Napoleona: un punto di pronto intervento aperto per sette giorni su sette per almeno 14 ore al giorno in grado di decongestionare i vari punti di pronto soccorso, utile anche per gestire la presa in carico dei pazienti cronici. Ma anche un punto di radiologia di primo intervento e ambulatori aperti in geriatria.

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“La realizzazione di una struttura così importante per la città di Como necessita di risorse aggiuntive rispetto a quelle già assegnate, così come avvenuto per altre realtà operanti in Regione Lombardia, sia per l’assunzione di personale medico e sanitario che per il recupero e l’adeguamento di nuovi spazi” hanno sottolineato Cgil, Cisl e Uil.

L’appello al mondo della politica

Le tre sigle sindacali fanno quindi appello al Comune di Como e all’assemblea dei sindaci ma in generale a tutte le forze politiche della provincia. “E’ necessario che su questo tema la politica si faccia sentire perché dal trasferimento di Ats Insubria da Como a Varese sembra che qualcuno si sia dimenticato della città di Como” ha sottolineato il rappresentante della Uil, Salvatore Monteduro.

A quest’ultimo ha fatto eco il segretario comasco della Cisl dei Laghi Adria Bartolich che ha spiegato: “C’è un forte squilibrio di forze e risorse tra Como e Varese. E’ necessario che la città riprenda titolarità e servizi che sta perdendo”.