L’estrema Destra a Varsavia vista dall’Erasmus. Il racconto della manifestazione dell’11 novembre a firma di Simone Trabuio, un nostro collaboratore che si trova nella capitale polacca per studio.

L’estrema Destra a Varsavia vista dall’Erasmus

“Varsavia ha dimenticato gli spettri del suo passato, e ne sta costruendo di nuovi.

Sabato mattina la capitale polacca si è svegliata al suono delle sirene delle volanti della polizia. Forze dell’ordine ed esercito si trovavano per le strade già dalle prime luci dell’alba, pronte per pattugliare una giornata di marce, manifestazioni e commemorazioni. L’11 novembre 1918 la prima guerra mondiale è finita: dopo che per 123 anni era stata spartita tra Russia, Prussia e l’Impero Austro-Ungarico, la Polonia riacquista la propria indipendenza. Per commemorare questa data, così importante per una nazione dalla storia tanto complessa quanto travagliata, viene istituita la Giornata nazionale dell’Indipendenza, da festeggiarsi per l’appunto ogni 11 novembre”.

“Non uscite di casa”

“Vivo nella capitale polacca da due mesi. In quanto studente del programma Erasmus, sto seguendo i corsi dell’Universytet Warsawski, l’Università di Varsavia, uno degli atenei più antichi e prestigiosi della Polonia. Durante i giorni precedenti alla manifestazione, con nostra sorpresa, non pochi sono stati i docenti universitari che durante le lezioni hanno consigliato a me e agli altri studenti internazionali di uscire il meno possibile questo sabato, e di stare in casa. Da qualche anno a questa parte, questa data sembra sempre più caratterizzarsi per il confluire nella città di tutti i movimenti ultranazionalisti polacchi e di qualche delegazione di altri movimenti di estrema destra europei. Nelle scorse edizioni, tanti sono stati gli scontri tra i manifestanti e la polizia, che non poco ha faticato a tenere a bada gli ultranazionalisti che ogni anno prendono parte a una manifestazione nella quale non è raro vedere sfilare manifesti di chiaro stampo razzista, omofobo e antisemita”.

“Gli stranieri non sono abbastanza polacchi”

“Nel 2015 qualcosa cambia: il partito di estrema destra “Giustizia e Libertà” vince le elezioni nazionali. Da allora, i manifestanti non hanno più cercato lo scontro con la polizia, salvo qualche rado episodio, ma il carattere minaccioso della marcia non ha perso tono, anzi. Negli scorsi anni, si sono verificate aggressioni da parte di alcuni manifestanti verso stranieri. La loro colpa: non erano abbastanza polacchi. Nel giorno precedente alla manifestazione, una ragazza ha denunciato su uno dei tanti gruppi sui social network degli studenti internazionali di essere stata costretta a uscire da un pub solo perché non parlava in polacco”.

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Lo slogan: “Vogliamo Dio”

“Lo slogan della marcia di quest’anno era “Vogliamo Dio”, verso tratto da una canzone popolare citato anche dal presidente statunitense Donald Trump durante la sua recente visita proprio a Varsavia, a luglio. Un titolo che ricorda molto il ben più famoso “Gott mit uns” inciso sulle cinture dei soldati del terzo Reich. L’ultranazionalismo polacco ha fatto leva nella sua storia proprio su una visione esasperata della fede cattolica, che il partito di governo ha posto al centro del proprio programma politico. Proprio lo stesso governo che al termine della giornata di sabato, mentre la tv nazionale definiva “bravi patrioti” i manifestanti, si dimostrava soddisfatto di come tante persone, quasi sessantamila, avessero “sfilato pacificamente per dimostrare il loro amore per la patria”.

“Tante bandiere naziste”

Una cosa mi ha turbato tuttavia. Chissà cosa ne pensa il governo polacco delle tante, troppe, bandiere neonaziste che così numerose ho visto sfilare sabato mattina proprio sotto la mia finestra, sotto gli occhi della polizia. Cosa hanno pensato i ministri dei bambini con la fascia al braccio che sfilavano accanto agli striscioni che chiedevano “Polonia bianca” o “Via i giudei dal potere”. Quali saranno state le impressioni dei segretari di governo mentre la Falange Nazional Radicale (le bandiere verdi in foto), che anni fa fondò la manifestazione, dichiarava di voler “preservare l’omogeneità etnica della Polonia e la fede cattolica sotto l’ordine politico militare”. Perché se esiste un posto dove la storia ha lasciato uno dei suoi insegnamenti più drammatici e indelebili, quello è proprio Varsavia: una città rasa completamente al suolo dai nazisti in ritirata al termine del secondo conflitto mondiale, dalle cui stazioni 300mila ebrei sono partiti verso il lager di Treblinka per non farvi più ritorno, e dove le strade portano ancora i segni di un passato che sembra già troppo lontano. Questo sabato, sessantamila persone hanno marciato nel cuore d’Europa urlando che richiamano un passato che pensavamo di aver sepolto. A separarlo dal presente, solo una sottile linea rossa, e bianca”.

Simone Trabuio