Mense scolastiche Como verso la privatizzazione di una parte del servizio? Sembra proprio così. Sindacati e genitori però sono sul piede di guerra dopo questa decisione del Comune.

Mense Como sindacati e genitori arrabbiati

Il Codacons in un comunicato spiega: “Mentre il comune di Como non sembra intenzionato a fare marcia indietro sulla decisione di chiudere alcune delle mense oggi utilizzate dalla refezione scolastica – con apprezzamento unanime di qualità e bontà del cibo – sindacati e genitori sono davvero sul piede di guerra. Con una serie di iniziative per tenere alta l’attenzione dell’opinione pubblica su questo problema. Oggi alle 18 i sindacati hanno indetto un presidio a Palazzo Cernezzi: presenti insegnanti, dipendenti e molti genitori in occasione della convocazione della commissione consiliare III che si occupa  proprio di istruzione e cultura”.

Si chiede un ripensamento

La richiesta è quella di un ripensamento sulla decisione già comunicata dal Comune sull’esternalizzazione dei pasti per i bambini delle scuole cittadine. Progetto confermato dopo l’annunciata decisione di chiudere le cucine di via Fiume, di via Alciato e via Nicolodi a Breccia. Così facendo sarebbero più una cinquantina i posti a rischio per i prossimi mesi.

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“Scelta inconcepibile”

Il Codacons aggiunge: “Proprio per questo i sindacati stanno sollecitando anche una possibile convocazione di una assemblea pubblica con sindaco ed assessori competenti per dibattere del problema con tutti i protagonisti. A chiedere il mantenimento dell’attuale situazione sono anche tanti genitori che apprezzano il servizio e la qualità del cibo per i bambini. Inconcepibile che un servizio apprezzato dalla cittadinanza e fornito in maniera efficiente venga privatizzato, con chiusura immediata di tre mense. Conosciamo bene cosa è avvenuto in altre città, quando il servizio di refezione scolastica è stato appaltato ad aziende private: peggioramento della qualità in maniera sensibile ed aumento dei costi. Effettueremo un esposto alla corte dei conti, affinché si indaghi su eventuali rischi per il patrimonio pubblico”.

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