Partito democratico Cantù: l’affondo del capogruppo Di Gregorio.

Partito Democratico Cantù: l’attacco alla maggioranza

Il segretario cittadino Filippo Di Gregorio ha evidenziato la paralisi amministrativa nella quale versa la maggioranza sin dal mese successivo alla sua elezione: “Di che cosa stiamo parlando? Dopo l’incompatibilità di ritorno attribuita al Sindaco Arosio dal Tar della Lombardia, si è moltiplicato il dibattito sulla sindrome della spallata (da alcuni temuta, da altri attesa con entusiasmo). Ma si tratta di una errata interpretazione e di una strategia scorretta”.

Chiarezza e trasparenza

Di Gregorio ha quindi continuato: “Le opposizioni tutte hanno chiesto, noi con loro, chiarezza e trasparenza, avanzando la richiesta di un dibattito in Consiglio Comunale. La parola d’ordine della destra cittadina, ancora scossa dalla sentenza del Tar che la bacchetta pesantemente, e sulla difensiva su piano amministrativo, è invece un’altra. “No al commissario prefettizio”, perché tale eventualità bloccherebbe l’attività amministrativa”.

Attività paralizzata da tempo

Quindi è arrivato l’affondo del capogruppo Pd: “Di cosa stiamo parlando? Forse non si sono accorti, nella destra cittadina, che l’attività amministrativa in capo alla Giunta cittadina è già di fatto paralizzata, dal tempo in cui è emersa l’incompatibilità del Sindaco. Cioè a un mese dalla sua elezione. Da luglio ad oggi, la giunta cittadina si è ritrovata in seduta una ventina di volte. Visto i grandi propositi manifestati all’atto dell’elezione, quindi, verrebbe da pensare che, in questi mesi del mandato, le sedute della Giunta avessero brillato per produttività e per efficienza. Invece no. Le delibere di Giunta sono state 135, una media di sei delibere a seduta, non certo una cosa irresistibile”.

Poche delibere

“Ma l’idea della paralisi, è data dalla natura di queste delibere. La maggior parte di esse (più di 35) si risolvono in concessioni di patrocini gratuiti o non gratuiti alle associazioni cittadine in occasione di loro iniziative. Quasi trenta sono le delibere che riguardano variazioni di bilancio o interventi relativi alla gestione finanziaria del Comune. Sedici delibere inoltre riguardano l’attività giudiziaria, ovvero opposizioni, ricorsi al giudice di pace, e atti similari. Al programma triennale opere pubbliche sono dedicate tre delibere. A opere pubbliche vere e proprie o alla loro predisposizione, otto delibere. Poi abbiamo alcune delibere singole come l’approvazione del programma della Festa del Legno, della Carte dei servizi della polizia locale o i piani di formazione e di prevenzione della corruzione. Atti dovuti, per intenderci”.

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Altro che vitalismo politico…

Di Gregorio ha quindi proseguito: “Dunque, ora scopriamo che il nostro sarebbe un esemplare caso di vitalismo politico amministrativo da salvaguardare. Evidentemente, la scarsa iniziativa comunale non è certo opera dell’inettitudine del personale degli uffici. Tutt’altro. E’ proprio la condizione di sospensione della vita amministrativa cittadina, legata alla vicenda dell’incompatibilità del Sindaco, ad aver inibito l’attività del Comune. E ciò, negli ultimi mesi, nei quali la destra cittadina ancora sperava (aveva la quasi certezza) che il tribunale amministrativo avrebbe rigettato il ricorso dell’azienda Zanfrini”.

Spesi soldi pubblici per la causa

Di Gregorio ha quindi evidenziato anche il costo della causa per le casse del Comune: “Secondo l’onorevole Molteni, la decadenza del Sindaco priverebbe il Comune di Cantù di una vitale esperienza amministrativa. Come viene qui dimostrato, non è proprio così. E un ulteriore ricorso del Comune al Consiglio di Stato non solo aumenterebbe le risorse finanziarie da dedicare alla lite giudiziaria (fino ad ora 35mila euro dei cittadini sono andati in fumo per questo contenzioso), ma mutilerebbe ulteriormente la già scarsa attività della politica comunale. Un gesto di responsabilità e la chiusura di una sindacatura iniziata nel peggiore dei modi darebbero invece ai cittadini la possibilità di voltare pagina e di avere un governo nella pienezza dei suoi poteri e delle sue prerogative. Altro che spallata! In un certo senso, la Giunta cittadina una spallata se l’è data da sé. Evitiamo di fare ulteriore male alla città, si chiuda questa esperienza e si torni a dare la parola ai cittadini”.