Da Forlì il caso di violenza e raggiro ai danni di una bambina di Cernobyl. Il comitato Cernobyl marianese ha commentato l’accaduto con una lunga e intensa riflessione sulla gestione dell’arrivo in Italia dei piccoli Bielorussi.

L’episodio

La bambina è stata maltrattata e violentata fin dall’età di 10 anni da una coppia di Forlì che l’aveva ospitata nell’ambito del progetto di accoglienza bambini vittime delle radiazioni prodotte dalla centrale nucleare esplosa nell’incidente del 1986. Su di loro anche l’accusa di truffa. Nel 2014, appena maggiorenne, la ragazza è rimasta vittima di un incidente stradale in bicicletta che le ha causato una invalidità dell’80% e la coppia si sarebbe appropriata dei 2,1 milioni di risarcimento che avrebbero invece essere destinati alla ragazza.

“Non sono sorpresa dalla notizia”

“Questa – ha commentato il comitato Cernobyl su Facebook – è l’ultima delle notizie che avrei voluto sentire, ma se devo essere sincera non mi sorprende più dì tanto. In questo momento storico che racconta di violenze in tantissimi ambienti, a quanto pare, è successo anche contro una bimba di Cernobyl. Ho ricevuto molte telefonate da amici che volevano capire come questo fosse stato stato possibile. È stato possibile probabilmente, perché l’accoglienza è stata fatta al di fuori dei criteri e regole ben definite. Noi dal 1995 con Legambiente e successivamente con Verso Est, aderiamo ad un progetto programmato e regolamentato da regole serie. Il presidente dell’associazione che é anche il responsabile e le famiglie accoglienti, devono essere persone serie e la questura deve dare l’idoneità all’ospitalità. Durante l’accoglienza il referente ha l’obbligo di seguire il soggiorno dei bimbi e organizzare momenti di vita comune. Se si fosse rispettato questo programma con molta probabilità qualcuno avrebbe capito…”.

Il lavoro del comitato marianese

“Il nostro Comitato di Mariano gestisce l’accoglienza in modo particolare: facciamo l’accoglienza collettiva. Il Comune ci ha messo a disposizione una sede nella quale i bimbi vivono la vacanza insieme a me mio marito e alla loro accompagnatrice bielorussa. Portiamo avanti il progetto con un gruppo di famiglie e ci piace dire che siamo” un gruppo di famiglie per un gruppo di bambini, senza differenze ne preferenze. Abbiamo ritenuto che fosse il modo migliore perché i bambini vivessero la loro vacanza serenamente, avendo tutti le stesse cose e potessero esprimere le emozioni nella loro lingua. Noi siamo semplicemente amici che li amano tantissimo, ma nessuno si spaccia per papà e la mamma italiani. Quello è un altro percorso. Cerchiamo di far vivere loro questa vacanza, che migliora po’ il loro sistema immunitario, con gioia e sobrietà visto che devono poi tornare in una realtà difficilissima. Inoltre visto che il problema Cernobyl è ancora senza soluzioni , li ospitiamo per un solo anno perché in tanti possano fare questa esperienza.Le modalità che abbiamo deciso di seguire sono più complicate; viaggio e soggiorno sono finanziati esclusivamente dalle iniziative dell’associazione e non essendoci il giro di amicizie e il parentato delle famiglie accoglienti, diventa faticoso. Riusciamo comunque a portarli in vacanza al mare grazie alla Fondazione Cariplo. Ribadisco quindi che si rispettano giusti criteri per il risanamento di questi bimbi è molto difficile che possano verificarsi questi orribili fatti”,