L’avvocato Alberti ha chiesto l’assoluzione di Laura Taroni per l’micidio di Massimo Guerra e Maria Rita Clerici per assenza di prove.

L’avvocato di Laura Taroni

“Ho chiesto l’assoluzione per insufficienza di prove sia in relazione all’omicidio di Massimo Guerra che in relazione a quello di Maria Rita Clerici. In merito all’omicidio di Luciano Guerra ho chiesto l’assoluzione con la formula più ampia. Ho articolato la mia discussione innanzi tutto con argomentazioni di carattere metodologico, sul tipo di processo che stiamo affrontando che è un processo indiziario. Ho fatto una lunga premessa sulla personalità della mia assistita, e infine ho affrontato i fatto tentando di dare una ricostruzione differente da quella fatta dalla pubblica accusa lunedì e martedì”

Queste le parole dell’ avvocato Monica Alberti al termine della sua arringa per la difesa di Laura Taroni, di oggi, venerdì 9 febbraio per l’accusa di aver ucciso il marito e la madre, in concorso con l’amante medico Leonardo Cazzaniga.

L’avvocato di Cazzaniga

La tesi dell’avvocato è sostenuta anche dall’avvocato Ennio Buffoli, difensore di Leonardo Cazzaniga, medico ed amante di Taroni, accusato, oltre degli omicidi in concorso con la donna anche di undici decessi in corsia. Buffoli ha commentato “la difesa non ha detto che è stato qualcun altro e non Taroni, ma che non ‘è stato omicidio. Non c’è la prova che questa somministrazione abbia provocato la morte, ne di Massimo Guerra ne di Maria Rita Clerici, perché la Procura dica che Taroni ha confessato non lo so”. Alcune dichiarazioni su Cazzaniga farebbero pensare che l’uomo abbia utilizzato un’iniezione di farmaci du Maria Rita Claerici, ma l’avvocato risponde ” dal contro esame che abbiamo fatto, la tesi della puntura è risultata poco credibile. La stessa Procura dice che quando Taroni parla di questa tipologia di soppressione è poco credibile”. Alla domanda circa la volontà di Taroni di rendere solo innocuo suo marito rispetto alle pretese abusanti dal punto di vista sessuale, Buffoli ha commentato “esatto”. Lo stesso intento, secondo il legale, sarebbe valso per i farmaci presumibilmente somministrati alla madre dell’infermiera, Maria Rita Clerici.