Morti in corsia: altri due omicidi in corsia, nuove accuse all’ex viceprimario Cazzaniga.

Morti in corsia: altri due omicidi per Leonardo Cazzaniga

Salgono a 11 le morti addebitate dalla Procura di Busto Arsizio all’ex viceprimario del Pronto soccorso dell’ospedale di Saronno Leonardo Cazzaniga. Dall’esame delle ultime 18 cartelle cliniche delle circa 80 sequestrate nel nosocomio di piazzale Borella, relative ad altrettanti pazienti deceduti al Pronto soccorso mentre era di turno l’ex viceprimario in un arco di tempo fra il 2007 e il 2010, è risultato che otto pazienti erano stati sottoposti al trattamento farmacologico (in sovradosaggio secondo l’accusa di base) che il medico chiamava “Protocollo Cazzaniga”.

I consulenti della Procura ritengono che in due episodi il mix letale di farmaci che, secondo l’accusa, il medico somministrava ai pazienti, abbia anticipato il decesso. In entrambi i casi i morti erano persone anziane, sofferenti di diverse patologie, residenti nel Saronnese. Di qui il nuovo avviso di conclusione delle indagini firmato dal procuratore di Busto Gian Luigi Fontana e dal pm Maria Cristina Ria. Documento che grava Cazzaniga dell’accusa di altri due omicidi.

Arrestato nel 2016 insieme alla sua amante Laura Taroni

Salgono così a 11 le morti al Pronto soccorso che vengono addebitate al medico nell’inchiesta Angeli e demoni. Il medico è stato arrestato nel novembre 2016 insieme alla sua amante Laura Taroni, infermiera al Pronto soccorso. L’ordinanza di custodia cautelare attribuiva a Cazzaniga quattro omicidi in corsia e alla coppia, in concorso, quello del marito della donna, Massimo Guerra.

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Nell’ottobre scorso le accuse per Cazzaniga e Taroni si sono aggravate: la Procura infatti ha contestato al viceprimario altre cinque morti di malati al Pronto soccorso e a entrambi l’omicidio della madre della donna, Maria Rita Clerici, e del suocero Luciano Guerra.

La parola all’accusa durante l’udienza preliminare

Lunedì 5 e martedì 6 febbraio, nell’udienza preliminare davanti al gup Sara Cipolla,  la parola spetterà all’accusa. Cazzaniga, richiuso nel carcere di Busto Arsizio e difeso dai legali Ennio Buffoli e Andrea Pezzangora, ha sempre difeso il proprio operato.

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