Giovanni Gastel sbarca a Como con una personale di 38 scatti.

Giovanni Gastel in mostra a Como

Lo scorso venerdì in sala Giunta a Palazzo Cernezzi è stata presentata la mostra di Giovanni Gastel “L’eterno istante. La mostra” , curata da Maria Cristina Brandini e Franco Brenna, organizzata dall’Associazione culturale Caracol e dal settore cultura del Comune di Como.

L’esposizione, omaggio al successo, all’eleganza, all’amore per il bello che hanno sempre contraddistinto il lavoro di Gastel, aprirà al pubblico alle 18.30 del 26 maggio al Palazzo del Broletto a Como e resterà aperta tutti i giorni dalle 10 alle 18 fino al 17 giugno.

Questa sarà la prima volta che Gastel, artista-fotografo conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, espone le sue opere a Como. Si tratta per lui di luogo al quale è particolarmente affezionato avendo trascorso in gioventù moltissime estati nella storica dimora di Villa Erba, residenza estiva della sua famiglia.

La mostra propone 38 fotografie scattate da Gastel nel corso dei suoi 40 anni di professione. Saranno esposti alcuni ritratti suggestivi appartenenti alla serie creativa “Angeli caduti” insieme ad alcune delle foto più iconiche della sua carriera, una vita dedicata completamente alla fotografia, che lui stesso definisce uno stato di necessità.

A corredo della mostra, due incontri aperti al pubblico. Lunedì 4 giugno alle 18 appuntamento con Giovanni Gastel e due importanti fotografi comaschi, Enzo Pifferi e I Vasconi di Cernobbio. Mercoledì 6 giugno invece, sempre alle 18, Gastel presenterà il suo libro inedito di poesie “Sono una pianta rampicante” e parlerà della sua attività di scrittore.

L’intervista

Cosa significa per lei esporre a Como visto il legame con la città?

“Questa mostra è per me motivo di grande gioia: le lunghe estati passate nella casa di famiglia a Cernobbio hanno influenzato la mia estetica e anche la mia poetica. Ho portato con me Como e la sua bellezza incisi nel cuore. La mia fotografia ne è intrisa. La mia poesia ne ritrae il lato più malinconico”.

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Quali sono i luoghi a cui è particolarmente legato?

“Sono particolarmente legato al Lago di Como dove ho incontrato per la prima volta la bellezza del mondo e a Cernobbio dove ho trascorso l’infanzia nella splendida dimora dove visse e lavorò mio zio Luchino Visconti”.

Lei ha vissuto i grandi cambiamenti del lavoro del fotografo. Come giudica il livello della fotografia oggi?

“Penso che sia di buon livello a livello generale anche se molto simile. Bisognerebbe lavorare un po’ di più sull’unicità di prodotto cercando di arrivare con proposte uniche, leggermente diverse le une dalle altre. Dal mio punto di vista il vero valore aggiunto è l’unicità. Occorre quindi fare leva sulle proprie differenze”.

C’è una sua foto al quale è particolarmente legato?

“Direi che non c’è una foto in particolare al quale sono particolarmente legato, piuttosto ad una serie di foto: “Angeli caduti”, un portfolio che tratta organicamente e poeticamente della presenza degli angeli caduti sulla terra. E’ un tema a me caro che trae ispirazione da “Icaro” ed in particolare, da un quadro del pittore fiorentino Galileo Chini che si trovava appeso dietro la poltrona dove soleva sedersi mio zio Luchino Visconti. Ho sempre cercato altri angeli caduti oltre ad Icaro, inventandomeli, dando loro un corpo e un’anima”.

Stephanie Barone

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