Sabato 27 gennaio alle ore 18.30 il salone del Teatro Lucernetta (in piazza Medaglie d’Oro 4), ospiterà la presentazione del libro “Invece vorrei giocare” sul tema dell’aborto.

Il libro

Poco più di cinquanta pagine che ti prendono direttamente al cuore. O forse allo stomaco. Ma che alla fine ti fanno riflettere e non ti permettono di continuare la tua giornata senza aver dedicato almeno un minuto del tuo tempo ad un tema molto più che spinoso: l’aborto.

E’ questa la forza di “Invece vorrei giocare”, edito da Kimerik, il racconto breve tra prosa e poesia di Laura Cairoli. Il libro propone in una chiave molto speciale storie vere di donne che hanno scelto di non abortire, malgrado le difficili situazioni in cui si trovassero, e hanno raggiunto il loro lieto fine.

Laura Cairoli, classe 1983, è nata e cresciuta a Fino Mornasco. Dopo aver ottenuto la maturità linguistica si è laureata prima in Lettere e Filosofia e poi si è dedicata a Scienze della Formazione. Oggi è un’insegnante di sostegno alla scuola primaria ma anche moglie e mamma.

L’intervista all’autrice

Come è nato “Invece vorrei giocare”?

“E’ nato come un testo teatrale che spero un giorno di poter portare in scena. Mi è sempre piaciuto scrivere e questo tema mi sta molto a cuore. Desideravo far parlare queste creature a cui nessuno dà voce. Prima, ma soprattutto dopo essere diventata mamma, continuavo a chiedermi perché un bambino desiderato ha un valore e uno invece capitato no. Tutto è partito da una poesia di Trilussa, ‘Er sogno bello’, poi ho cominciato a scrivere e dopo le prime pagine è partito il vulcano e tutto ha preso corpo”.

Leggi anche:  Gli allegri chirurghi di nuovo in scena

Le storie che racconti nel libro sono molto forti: perché le hai scelte?

“Quando ha cominciato a prendere forma l’idea di questo testo non volevo scrivere nulla di pesante. Credo che l’argomento sia già abbastanza complesso. E non volevo nemmeno raccontare la storia di un singolo. Così sono andata alla ricerca di racconti reali di donne che hanno affrontato questa situazione, hanno scelto la vita e hanno trovato il loro lieto fine. Ho deciso di raccontare storie positive, storie che potremmo definire di ‘eroi’, nelle quali scelte difficili sono state fonte di felicità”.

Qual è la “mission” del tuo libro?

“Non ho assolutamente la presunzione di convincere una persona a fare una scelta piuttosto che un’altra. Quello che mi piacerebbe è che chi entra in contatto con questo libro, anche chi non è d’accordo con la mia visione, inizi a pensare e a riflettere e, in modo aperto e sincero, ascolti”.

TORNA ALLA HOME E GUARDA TUTTE LE ALTRE NOTIZIE IN MENU