È stato formalizzato ieri, mercoledì 13 giugno, l’accordo di collaborazione tra Confartigianato Como e Confartigianato Varese con il quale si allargano il consenso e il perimetro del progetto di legge “Aree di Confine”, messo a punto quasi un anno fa da Confartigianato Imprese Varese, per aumentare il netto in busta a favore dei dipendenti italiani occupati nelle imprese con sede entro i venti chilometri dal confine con il Canton Ticino. Si limita così il dumping salariale elvetico e la fuga delle professionalità nel cantone svizzero di lingua italiana.

Confartigianato nasce l’asse Como-Varese

“Un segnale importante di condivisione degli obiettivi e del senso stesso di una norma che punta a tutelare il tessuto produttivo locale, frenando la pericolosa china della desertificazione aziendale che riscontriamo in tutte e due i territori” commenta Marco Galimberti, presidente di Confartigianato Imprese Como.

“Con Confartigianato Como, associazione che ha condiviso totalmente l’impianto e le finalità del progetto, alziamo l’asticella e contiamo di coinvolgere un numero sempre maggiore di imprese a sostegno di un intervento che, a questo punto, il legislatore non potrà più trascurare, anche alla luce dei tanti riscontri già ricevuti in questi mesi” aggiunge Davide Galli, presidente di Confartigianato Imprese Varese.

Oltre 200 Comuni

Il peso specifico di questa intesa ne estende l’azione a un territorio che conta quasi un milione e 500mila abitanti e un numero di imprese – 118mila – non trascurabile. “Stiamo parlando di due tra i territori a più alta trazione produttiva dell’intero Nord Italia, con un Pil pro capite stimato in 25mila euro circa e un numero di aziende per chilometro quadrato tra i più elevati del Paese” conferma Galimberti. “Aggiungo inoltre che siamo due territori fortemente proiettati verso la Svizzera, rispettivamente con 108 e 114 comuni entro i venti chilometri dal confine e un totale di 84 (40 Varese e 44 Como) compresi addirittura nella fascia A della carta sconto benzina, e quindi collocati entro i dieci chilometri dal Canton Ticino”.

Il progetto di legge – di recente oggetto di un Ordine del Giorno di supporto approvato dai comuni di Luino, Lavena Ponte Tresa, Arcisate e Induno Olona – amplia dunque i confini, a dimostrazione di quanto siano diffuse e sentite le tematiche sollevate in prima battuta dalle aziende del Luinese (area Nord della provincia di Varese).

“Nei prossimi giorni Confartigianato Como prenderà contatto con le aziende locali per segnalare l’iniziativa e lo stesso farà nei confronti delle amministrazioni comunali, affinché si mobilitino per sostenere il progetto di legge al pari di quelle di Varese – prosegue Galimberti – Al contempo solleciteremo gli esponenti politici comaschi e le relative istituzioni ad ascoltare la voce delle imprese e a mobilitarsi a sostegno di eventuali iniziative legislative”.

Le difficoltà delle imprese

A muovere la macchina di “Aree di Confine” è stata la presa d’atto di una difficoltà sempre crescente da parte delle imprese locali a fronteggiare la forte capacità attrattiva esercitata dal Canton Ticino nei confronti di tecnici e professionisti formati in Italia e attratti dai più elevati stipendi elvetici. Una disparità legata perlopiù al diverso cuneo fiscale tra i due Paesi: «La forza di questo progetto di legge è proprio nel non sostenere le imprese con incentivi diretti ma nel garantire un aumento in busta a beneficio dei dipendenti che potranno così scegliere se rimanere, o rientrare, nelle attività produttive italiane con sede entro i venti chilometri dal confine” aggiunge Galli.

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Ulteriore espansione

In questo modo si garantiranno continuità produttiva, sviluppo aziendale e ricambio generazionale, generando al contempo un sensibile aumento del benessere ai territori e il mantenimento del capitale umano fondamentale per rilanciare l’economia. “Non dimentichiamoci che senza imprese, e senza lavoro, paghiamo tutti un conto salatissimo – concludono i due presidenti – e in questo momento nessuno se lo può permettere”. Confartigianato Varese nelle prossime settimane porterà il progetto di legge all’attenzione di altri territori di confine, anche al di fuori del perimetro lombardo. “Questo progetto non è pensato per creare un gap competitivo tra queste e altre imprese locali né per penalizzare il Canton Ticino, dove il numero di frontalieri è già molto elevato. Siamo da sempre favorevoli al libero mercato e consci che con questo debbano misurarsi le Piccole e Medie imprese da noi rappresentate, al pari delle industrie, ma è altrettanto importante poter consentire ai lavoratori la più ampia libertà di scelta a parità di compenso economico”.

La proposta: ecco le aree di confine

Il progetto di legge prevede un regime fiscale incentivante per i lavoratori che risiedono in Italia, in uno dei territori di confine entro i venti chilometri, e sono occupati in aziende che hanno sede legale in tutti i territori di confine entro e non oltre i 20 chilometri così come previsto dall’Agenzia delle Entrate con Risoluzione del 28 marzo 2017 n. 38 per la Svizzera, estensibile anche ad Austria, Francia e Slovenia. In particolare, il reddito da lavoro dipendente prodotto nel territorio dello Stato Italiano da lavoratori residenti in Italia e dipendenti di aziende con sede legale entro i 20 chilometri dal confine con Svizzera, Austria, Francia e Slovenia, concorre alla formazione della base imponibile nella misura che va dal 70 al 50%.

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