Questa sera in Consiglio comunale a Como, il consigliere di Svolta civica Vittorio Nessi è tornato a parlare della questione Como Acqua. Sul tema ha attaccato il sindaco Mario Landriscina e il suo operato nel bloccare mesi fa la fusione delle SOT per far nascere il gestore unico dell’acqua pubblica.

Como Acqua: “Grave pregiudizio di Como rispetto a Cantù”

Poco più di un mese fa, con la presentazione delle nuove perizie delle SOT, l’assessore Adriano Caldara aveva confermato “la correttezza dell’atteggiamento prudente dell’amministrazione di Como che, senza decisioni affrettate, ha preferito una scrupolosa verifica del progetto di fusione”.

Un commento sul quale non è assolutamente d’accordo il consigliere Nessi che ha anzi attaccato il sindaco proprio su questo tema. E sulle vicende di mesi fa, sul blocco della fusione, commenta in Consiglio: “Molto rumore per nulla, poiché i rapporti di cambio sono rimasti
sostanzialmente invariati salvo il grave pregiudizio di Como rispetto a Cantù. Como avrà un patrimonio conferito inferiore e una minor quota di partecipazione in Como Acqua srl rispetto a quanto avrebbe avuto qualora il Comune di Como avesse approvato la delibera di fusione.”

Cifre alla mano infatti con nuovi rapporti di concambio calcolati alla luce delle nuove valutazioni saranno rispettivamente per Como -1,244% e per Cantù +2,103%, essendo le quote di partecipazione passate per Como dal 2,721% al 1,477% e per Cantù dal 12,383% al 14,487%.

Inoltre “Como avrà minore voce in capitolo in un momento delicato rappresentato dal prossimo conferimento del ramo acqua di Acsm – Agam e di Como Depur in Como Acqua srl – continua il consigliere Nessi nel suo intervento – Como, che è città capoluogo e avrebbe dovuto fare da traino rispetto agli altri partecipanti, si troverà in posizione subordinata rispetto a Cantù. Da ultimo Como avrà un ulteriore pregiudizio qualora dovesse, come affermato dall’assessore Caldara, ripristinare il capitale sociale in misura pari a
600mila euro per coprire la svalutazione del medesimo”.

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“La città di Como chiede il conto”

Nessi quindi ha concluso: “Come si è visto, l’improvvisa marcia indietro del sindaco non ha prodotto alcun effetto concreto sull’equilibrio generale dell’operazione, se non quello di abbassare la quota di concambio del Comune di Como in Como Acqua. E ciò è avvenuto, come per la fusione di Acsm-Agam, per il semplice fatto che l’amministrazione comunale ha preferito stare a guardare, lasciando alle segreterie
politiche la gestione dell’operazione.

Tutti questi svantaggi economici e di prestigio per la città di Como non si sarebbero verificati se il Comune avesse partecipato all’assemblea del mese di ottobre approvando il progetto di fusione come sarebbe stato possibile e non avesse invece ostacolato l’iter conclusivo con pretestuosi argomenti. La città di Como quindi non ringrazia il Sindaco, la città di Como chiede il conto”.

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