Allarme cinghiali nella provincia di Como.

La posizione di Alessandro Fermi

“Come noto, sottoscrivo l’appello del Comitato intercomunale anticinghiali: bisogna modificare subito l’art.19 delle legge nazionale sulla caccia, e rivolgo anch’io un appello urgente a tutti i nostri parlamentari e al Ministro delle Politiche agricole (dopo quello di Coldiretti, ndr) perché recepiscano subito i solleciti che abbiamo inviato, a fronte anche delle legittime e pressanti richieste del territorio. La presenza sempre più massiccia di questi animali rappresenta una minaccia anche per la sicurezza delle persone e non è più solo causa di ingenti danni a boschi e coltivazioni. Siamo arrivati a un punto dove servono misure drastiche contro quella che in molte aree delle provincia di Como si sta rivelando una vera e propria invasione”. Lo sottolinea il presidente del Consiglio regionale della Lombardia Alessandro Fermi.

“Necessario intervenire in fretta”

“Il problema va posto in termini seri e corretti, senza strumentalizzazioni: nell’ultima seduta di Consiglio regionale abbiamo chiesto che la possibilità di partecipare all’abbattimento coinvolga sempre di più gli stessi proprietari terrieri e che gli stessi abbattimenti siano estesi anche all’imbrunire. Ma la cosa più importante è che il Governo consenta, anche all’esterno delle aree protette a parco, l’utilizzo dei selecontrollori per procedere a prelievi selettivi di cinghiali anche al di fuori dei tre mesi di caccia previsti dal calendario venatorio, e che tale attività sia resa possibile e praticabile per l’intero anno solare. E’ necessario reintrodurre e qualificare per l’attività di controllo numerico la figura dei guardiacaccia volontari, sgombrando il campo dai dubbi di legittimità recentemente sollevati sulle loro competenze e ruolo, e rinforzare gli organici della Vigilanza ittico venatoria della Polizia Provinciale, riportandoli sul piano operativo almeno ai livelli del 2014. Infine abbiamo sollecitato una modifica legislativa perchè sia finalmente riconosciuta la figura dell’operatore volontario, ossia il cacciatore formato appositamente per l’attività di contenimento. Ora è tempo che il Governo passi dalle promesse ai fatti concreti – conclude Fermi –  prevenire è sempre meglio che curare e costa molto meno. L’ammontare dei costi per i danni causati dai cinghiali nel comasco è in continuo aumento e ricade sulle tasche dei Comuni e dei cittadini, senza che questi ne abbiano responsabilità alcuna”.

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