(Cabiate) Alessandro Zinna ha otto anni, frequenta la 3^ elementare ed un campioncino di karate. Studia e si allena come tutti i suoi coetanei ma, da quando aveva 3 anni convive con quello che i medici chiamano “Mellito di tipo uno”, una forma di diabete cronica autoimmune nella quale il pancreas non è più in grado di produrre insulina.

La scoperta della malattia

“Inizialmente, quando lo abbiamo scoperto, non è stato facile. In quel periodo continuava a bere acqua in maniera anomala. La nonna, che aveva in casa uno strumento per misurare il diabete, ha fatto una prova e lì, dopo vari consulti medici, abbiamo capito cosa stava succedendo”, ci racconta la mamma, Pinuccia Annaro.  Alessandro può mangiare tutto, dolci compresi. Nessuna limitazione ma un’attenzione che deve essere super meticolosa.

I suoi due angeli custodi

Dietro la schiena infatti ha collegati due “amici” speciali che comunicano in tempo reale con altri due marchingegni. “Devo sempre tenerli con me e quando uno dei due suona prendo una caramella oppure inizio a correre» ci spiega il giovanissimo cabiatese che, nonostante i suoi 8 anni, dimostra di aver capito per filo e per segno come muoversi. In caso di ipoglicemia si ha un basso livello di zuccheri nel sangue e quindi serve ricalibrare tutto con una caramella. Al contrario con l’iperglicemia gli zuccheri sono troppo alti e bisogna trovare il modo di toglierli dal corpo, facendo un po’ di attività fisica. All’occorrenza ci sono le punture di insulina. “Spesso – ci racconta Pinuccia – è Alessandro stesso, senza nemmeno l’aiuto delle sue macchine, a capire cosa deve fare. Ha imparato velocemente a conoscersi e gestirsi. Per tutta la nostra famiglia è un orgoglio vederlo così responsabile”. Con tutto questo hanno dovuto imparare a convivere anche le insegnanti che addirittura, ai tempi dell’asilo, hanno fatto un corso per imparare a capire le esigenze di Alessandro.

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Campione sul tatami

L’attenzione è massima, a qualsiasi ora, compresa la notte, ma questo non ha impedito al bambino di alzare diverse coppe con l’”Asdk Mariano Comense”. “Ho iniziato a praticare karate 4 anni fa. Mi ha portato il mio papà e poi mi sono appassionato al kumite, il combattimento” ci ha spiegato. Ad inizio novembre è arrivata la gioia della coppa d’argento: «Non è stato semplice vincere, ma sono riuscito. Ora sono cintura verde, ma il mio obiettivo è quello di raggiungere la cintura nera. Il futuro? Magari allenare e diventare professionista in questo sport”. Il suo esempio da seguire è il maestro Nadia Ferluga, punto di riferimento per lui come anche per tanti altri atleti.

Ama anche moto e calcio

Deciso e appassionato anche di calcio e della sua Juventus: “Mi piace giocare ma anche vedere i bianconeri in televisione e fare il tifo da casa. Da qualche tempo però ho iniziato anche ad andare in pista col mio papà a Como. Adoro correre in moto”. Per la gioia della mamma, che quando i suoi uomini sono in sella, resta a casa con qualche preoccupazione.”L’importante però – specifica – è vederlo felice e sereno”. Alessandro fa tutto, frequenta l’oratorio, va al compleanno degli amichetti e non si perde le gite. Al suo fianco o attaccati al telefono, pronti ad intervenire, devono sempre esserci i genitori. Per legge, fino ai 18 anni saranno loro a prendere le decisioni su punture di insulina e altri temi delicati. “Eppure – conclude Pinuccia – sono convinta che con lui ci sia anche un altro angelo custode, mio papà che è morto poco prima che lui nascesse”. Perché queste battaglie si combattono e si vincono tutti insieme.

(Giornale di Cantù, 25 novembre 2017)