(Lurate Caccivio) Una malattia che stravolge la tua vita. Tre lettere, Sla. Tre parole, sclerosi laterale amiotrofica. Una malattia senza cura, progressiva. E se tutto cambia, intorno a te tutto rimane uguale. Muta solamente l’approccio al mondo ma sempre affrontato con il sorriso sulle labbra.

La lotta di Clara contro la Sla senza perdere il sorriso

Clara Montali, 48 anni, ex insegnante di scuola materna a Cernobbio ma con tantissime amicizie tra Lurate Caccivio e Olgiate Comasco, dal 2015 convive con quella Sla che prima l’ha portata a zoppicare e ora sulla sedia a rotelle. Ma nonostante le difficoltà, la paura e la speranza che viene meno non ha mai abbandonato il suo sorriso e la sua voglia di scherzare. Testimonianza vivente di forza e coraggio. Esempio per chi, come lei, sta affrontando la stessa, terribile, malattia. “La Sla mi ha fatto capire che l’amore è il motore del mondo. Io, che sono sempre stata una single convinta. Io, che quando si parlava d’amore pensavo fosse la solita banalità – esordisce Clara – Mi ha permesso di scoprire nuovi tempi. Un modo diverso di guardare alle cose, lontano dalla frenesia di tutti i giorni”.

I primi sintomi

Un insegnamento importante accolto e interiorizzato solo dopo un lungo percorso personale. “Per 15 anni ho lavorato alla scuola dell’infanzia “Davide Bernasconi”. Poi diversi anni all’istituto comprensivo di Cernobbio e, infine, a Como”. Una vita in perenne movimento. Una vita di passioni, come quella per il ballo latino-americano. E i lavori extra in un bar e in un negozio di scarpe. “Tre anni fa ho cominciato a zoppicare. Di punto in bianco – ricorda – In concomitanza sono iniziati dei crampi alla mano sinistra. E io ho incolpato il mio dentista”. Clara non perde la voglia di scherzare e il sorriso, nemmeno ripercorrendo le prime fasi della malattia. “Ero appena stata operata e pensavo che i problemi fossero legati a quello. Povero il mio dentista, ha fatto di tutto per capire cosa non andasse ma, ovviamente, non poteva immaginarsi le reali motivazioni. Poi sono andata da un fisioterapista ma, anche in questo caso non è servito. Alla fine mi sono rivolta a un medico per un ecodoppler. Appena mi ha visto claudicante ha capito che la situazione era grave”. La malattia che progredisce a vista d’occhio e un anno trascorso tra esami e ospedali prima di arrivare alla diagnosi definitiva. “Era come se pesassi 300 chili, perdevo sempre più forza nella mano e fare le scale era diventato impossibile. Alla fine ho parlato con la neurologa che mi ha detto che poteva essere la malattia del secondo motoneurone”.

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L’accettazione e una nuova vita

Le ricerche su Google, la difficile accettazione di una condizione devastante. “Ho impiegato un anno a metabolizzare questa cosa. Mi attaccavo a tutto, anche alla speranza che avessero fatto degli sbagli. E’ stato il dottor Antonio Paddeu a farmi accettare questa malattia: è stato fantastico. Mi ha spronata a testimoniare la mia condizione”. Un esempio. “E’ difficile affrontare la Sla giorno dopo giorno e ogni vita è una vita sé. Da una parte ci si sente in colpa perché si va a pesare sugli altri. Ti senti in colpa quando colpa non ce n’è. Se sono qui, se riesco affrontare tutto questo è grazie alle mie amiche”.

(Giornale di Olgiate sabato 12 maggio 2018)

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