In piena estate l’assessore regionale all’Agricoltura, Alimentazione e Sistemi verdi Fabio Rolfi si era impegnato per risolvere la crisi del Lavarello, il pesce tipico del Lago di Como. Aveva incontrato i pescatori e promesso risposte entro qualche mese. Che puntualmente sono arrivate questa mattina, 27 novembre, dopo l’ultimo tavolo con gli stakeholders del territorio.

Crisi del Lavarello, le risposte di Regione

Davanti alla stampa l’assessore Rolfi, insieme al sottosegretario Fabrizio Turba e al presidente del consiglio regionale Alessandro Fermi, ha annunciato che entro fine anno Regione Lombardia inserirà due modifiche sostanziali al Regolamento di pesca: “Da un lato vieteremo l’utilizzo di reti con maglie a 32millimetri e dall’altra anticiperemo il fermo della pesca al 1° novembre rispetto al 15 attuale. Questo perché gli esperti ci hanno spiegato che lavarello e bondella che si devono riprodurre proprio in quei giorni si gonfiano e rischiano di rimanere nelle reti, prima di deporre le uova”.

L’assessore Rolfi ha inoltre annunciato che nel prossimo bilancio regionale verranno stanziati dei fondi per uno studio biennale con l’obiettivo di capire le cause della diminuzione del pescato. “Controlleranno qualità e temperatura dell’acqua ma anche del plancton di cui si cibano i pesci  – aggiunge Rolfi – così da comprendere se con questi accorgimenti stiamo andando nella direzione giusta o se servano altre misure”.

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L’ultima novità annunciata riguarda l’incubatoio di Fiumelatte dove viene allevato il pesce di lago. “Investiremo circa 100mila euro per la sistemazione di una delle piattaforme che è danneggiata e abbiamo intenzione di investire per il potenziamento della struttura con un’altra piattaforma. Obiettivo è andare a gara nel 2020 per questo lavoro” ha spiegato Rolfi.

Nessuna novità invece purtroppo sulla questione della gestione del livello delle acque del lago, segnalata da più parti come una delle cause più importanti della diminuzione del pescato perché in caso di secca durante la deposizione delle uova, queste ultime rimangono scoperte e muoiono. “Purtroppo manca la risposta di uno degli interlocutori di questo tema, lo Stato – ha spiegato l’assessore – L’idea è di gestirlo Consorzio dell’Adda e assessorato così da tutelare gli interessi di tutti gli stakeholders”.

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