Elementari e medie a Cantù, superiori a Mariano Comense e 12 anni nel Cantù San Paolo come terzino destro. Romanista sfegatato, il suo idolo sportivo è Francesco Totti, da bambino vede l’Amerigo Vespucci attraccata in porto e se ne innamora, da quel momento decide che quella sarebbe stata la sua vita. Lo scorso agosto ci è riuscito: Lorenzo Ghirardi, classe ’99 è entrato all’Accademia Militare di Livorno, coronando così il suo sogno e giurando per la Patria sotto gli sguardi commossi dei familiari. Lo abbiamo incontrato per raccontarci della sua esperienza dentro e fuori l’accademia, la vita e le aspirazioni.

E’ entrato all’Accademia Militare di Livorno

Per cominciare, parlaci un po’ della tua vita finora, sei canturino? Che scuole hai fatto?
«Ho fatto le scuole statali, elementari in via Casartelli e le medie alle Anzani. Poi come scuola superiore ho fatto lo Jean Monnet a Mariano Comense come istituto tecnico: meccanica, meccatronica ed energia. Al quinto anno è arrivato il momento di decidere cosa fare finite le superiori, ho scelto di provare a fare il concorso per entrare in accademia navale».
È stata una scelta dettata da una passione?
«Ho deciso di provare a fare il concorso perché mi sono innamorato da bambino dell’Amerigo Vespucci, la nave più bella del mondo, e questo amore mi ha convinto a tentare questa strada. Non vedo l’ora di arrivare a quest’estate in cui ci sarà la campagna addestrativa dove saremo imbarcati noi allievi di prima classe sul Vespucci. Qui andremo a mettere in pratica quello che abbiamo imparato in Accademia, da lì saremo noi a tenere un corso, rappresenteremo l’eccellenza italiana nel mondo».
Quindi è stato un colpo di fulmine il tuo?
«Sì, la Vespucci l’ho vista in porto e mi ha colpita perché è diversa, è del 1931, una nave di ottant’anni, vederla tutta di legno, con gli alberi altissimi mi ha colpito molto. È stata proprio una scintilla a scattare dentro di me».
Facciamo un passo indietro: tu hai giocato per diverso tempo nel Cantù San Paolo, com’è nata la passione per il calcio?
«Diciamo che sono nato col pallone in mano, fin da piccolo ho giocato nel Cantù San Paolo senza mai cambiare maglia: ho fatto 12 anni a Cantù. Ho giocato sempre da terzino destro e il mio idolo sportivo è Francesco Totti, sono romanista sfegatato. Forse è proprio per questo che non ho mai cambiato maglia, come lui».
Com’è stato l’arrivo in Accademia?
«Cambiando vita da civile a militare la “botta” si sente. All’inizio fai un po’ di fatica, ci sono tante regole, tanti meccanismi, tanto rigore. È stato un po’ un colpo, infatti non tutti resistono fino in fondo. Da civile sei libero, quando entri in accademia è tutto un altro mondo, le attività le dettano loro e i tempi anche. Naturalmente l’approccio non è semplice, è una vita che comporta tanti sacrifici, ma anche molte soddisfazioni. Sono entrato a fine agosto e ne ho già avute parecchie».
Ad esempio?
«La più grande è stata quando abbiamo fatto il giuramento il primo dicembre: vedere i miei genitori e familiari sugli spalti commossi mentre noi giuravamo per la Patria è stata davvero una soddisfazione immensa».
Ci vuoi descrivere una giornata tipo in accademia?
«La sveglia è alle 6 e mezzo, prima di colazione si fa un’oretta di attività fisica: nuoto, combattimento militare, oppure atletica o potenziamento muscolare. Dopo colazione ci sono cinque ore di lezioni universitarie, durante i cinque anni si fa il corso di laurea. Siamo divisi in gruppi e ogni gruppo ha il suo corso: ci sono gli ingegneri navali, poi ci sono i sanitari, i commissari e lo Stato Maggiore. Io sono un genio navale e mi occupo di progettazione e ristrutturazione. Dopo le cinque ore mattutine si va a pranzo e il pomeriggio si divide in due parti, la prima con attività fisica, vela, canottaggio, basket, volley, attività di addestramento, eccetera… la seconda parte invece prevede due ore di studio obbligatorio prima di andare a cena».
Quindi hai anche unito questa tua grande passione a una formazione che non necessariamente ti vincola a questo ambiente?
«Esattamente, io comunque finisco il corso ed esco con una laurea in mano in ingegneria navale».
Cosa ti aspetti quando avrai finito?
«Io ho scelto questa vita perché permette di girare il mondo, vedere posti nuovi e questo mi ispira molto, sono molto ottimista. L’Accademia è un istituto di formazione storico, permette di avere un percorso di crescita, oltre che culturale, anche personale e lavorativo: ti dà tutto. Al suo interno fai una vita sana e molte avventure. Hanno pubblicato da poco un bando per diventare ufficiali di Marina, sarà aperto fino al 28 gennaio, invito chiunque fosse interessato a consultarlo».
Per finire esistono anche momenti leggeri in un ambiente così rigido?
«Assolutamente, ci sono tempi e spazi in cui si scherza un attimo, altrimenti la vita sarebbe impossibile! Già non è una passeggiata… Abbiamo tre momenti a settimana di libera uscita, il giovedì pomeriggio, il sabato sera e la domenica da mezzogiorno a mezzanotte».

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Thomas Paganoni

(Giornale di Cantù, sabato 12 gennaio 2019)