Festival di Sanremo, in gara c’è una voce che merita, descritta dal suo collega musicista comasco Giovanni Bataloni.

Festival di Sanremo, vi presento il mio amico Monteiro

“Ho incontrato per la prima volta Leonardo Monteiro circa tre anni or sono, a Milano durante una masterclass di Xantoné Blacq, il tastierista della band di Amy Winehouse”. Così il musicista lariano Giovanni Bataloni, residente a Lurate Caccivio, racconta l’incontro e le collaborazioni con uno dei cantanti in gara a Sanremo. “In quell’occasione Leo si presentò come cantante. Un anno più tardi lo ritrovai come collega nella stessa scuola di musica di Milano dove aveva compiuto i suoi studi musicali, canto e pianoforte. Da quel momento è iniziata una bella collaborazione, specialmente nelle attività corali, e anche una bella amicizia. Leonardo è un ragazzo dotato di un cristallino talento artistico e musicale e di una voce splendida. Queste doti unite a un carattere solare e a una grande forza d’animo lo hanno aiutato a superare trascorsi esistenziali non facili e ad affermarsi come artista. Spero che anche nella vetrina sanremese abbia occasione di esprimere il suo potenziale e farsi conoscere come interprete”

Un personaggio da scoprire

Bataloni continua. “Dopo gli studi musicali nella scuola di Musica Cluster di Milano e la formazione da ballerino classico compiuta all’accademia del Teatro alla Scala, Leonardo è volato negli Stati Uniti. Ha avuto occasione di imparare il canto soul e gospel. Rientrato in Italia, ha fatto la classica “gavetta” esibendosi come cantante nei locali di Milano. E negli ultimi anni poi ha collaborato come solista e come vocal coach anche con diversi cori, tra i quali anche il coro dell’Accademia Ticinese di Musica di Locarno da me diretto. Abituato a cantare in inglese, il suo stile è più vicino alla black music che non alla canzone italiana. Questa volta Leonardo si misura con una canzone veramente sanremese, nelle forme e nello stile, ma sono sicuro che la sua splendida voce e la sua generosità gli consentiranno di ottenere un grande successo anche in questo Festival”.

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Il giudizio sul festival: più show che canzoni

“Negli ultimi anni, soprattutto a causa della scomparsa di un vero e proprio mercato discografico, il festival ha smesso di essere una vetrina del panorama musicale italiano per diventare sempre di più show televisivo fine a se stesso. La mia impressione è che, quest’anno in modo particolare, non sia stato pensato come uno spettacolo che serve a diffondere nuove canzoni ma come una lunga trasmissione che ospita pezzi di storia della canzone italiana, alcuni in concorso, altri fuori concorso. Data la situazione anagrafica dell’Italia in questo momento, l’avanzamento della trasformazione tanto del mercato musicale quanto del mercato televisivo è molto graduale, ma non si arresta. Quindi nei prossimi anni la “Rai” e le case discografiche dovranno riflettere su che cosa fare di una trasmissione di così grande successo. E si tratterà di capire quanto il mezzo televisivo e le canzoni saranno ancora gli strumenti attraverso i quali vogliamo e sappiamo raccontarci come società”.

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