Il bilancio 2019 degli agricoltori lariani? Clima pazzo e allarme animali selvatici. Passato il giro di boa di San Martino, tradizionalmente il giorno in cui terminava l’anno agricolo in Lombardia e nel nord Italia, è tempo dei primi bilancia sull’annata agraria appena trascorsa: un anno, il 2019, profondamente e gravemente condizionato dall’andamento climatico, con una primavera caratterizzata da temperature elevate e dal ritorno del freddo, che nelle nostre province ha decimato la produzione di miele, con l’azzeramento della raccolta dell’acacia. Annata positiva per i cereali, anche se le quotazioni di mercato sono ancora insoddisfacenti; anche la frutta estiva ha sicuramente risentito del maltempo, mentre per il comparto vitivinicolo, per quanto abbia avuto una piccola diminuzione produttiva legata sempre alla questione climatica, la qualità si attesta su livelli molto buoni.

Clima pazzo

Gli effetti del maltempo si sono particolarmente acuiti nelle nostre province in estate, quando ripetute grandinate e bombe d’acqua hanno colpito coltivazioni e strutture, con particolare recrudescenza laddove l’aria calda della pianura incrociava quella fredda discendente dalle Alpi, come nel corridoio valsassinese, dove a più riprese si sono verificati gravi eventi alluvionali che hanno isolato diversi alpeggi e provocato gravi danni alle imprese.

I settori e i prodotti

Per quanto riguarda la carne, si registra una ripresa per il mercato dei maiali e del pollame, stabile quello della carne bovina.  Per il lattiero-caseario, le quotazioni del latte vaccino alla stalla hanno registrato una risalita e si sono poi mantenute stabili nell’arco dell’anno, con buone performance sul mercato internazionale soprattutto di Grana Padano e Gorgonzola prodotti con il latte munto nelle due province: due formaggi Dop, sui quali ora, però, gravano i dazi imposti dagli Stati Uniti.

Annata boom per la raccolta di funghi e castagne, con buone pezzature per queste ultime. Le condizioni climatiche hanno pesato anche sul comparto florovivaistico, in particolare la pioggia abbondante ha creato problematiche sia nella gestione sia nella vendita di alcune tipologie di piante e fiori.

Leggi anche:  Mondiali Tap Dance 2019: il comasco Francesco Gallicchio vince il bronzo

Dati positivi sul fronte della vendita diretta e delle performance degli AgriMercati di Campagna Amica, così come degli agriturismi di Terranostra, che si confermano come crescente polo d’attrazione e di contatto con i consumatori.

Allarme animali selvatici

“Nel 2019 ha assunto proporzioni mai viste, e preoccupanti, il fenomeno della fauna selvatica: nelle province di Como e Lecco, le devastazioni di cinghiali e selvatici nei campi sono quotidiane, con un bollettino-danni che di giorno in giorno assume dimensioni sempre più preoccupanti: ungulati e selvatici devastano i campi di ogni angolo del comprensorio rurale lariano e le operazioni di contrasto, finora, si sono rivelate inefficaci a risolvere una volta per tutte il problema” spiegano da Coldiretti Como-Lecco.

LEGGI ANCHE Protesta contro l’emergenza cinghiali: a Como-Lecco campi devastati e allarme incidenti sulle strade

“I cinghiali, insieme agli altri selvatici, mettono a rischio un ampio spettro di colture, con danni che raggiungono, anche per singoli casi, diverse migliaia di euro. Le incursioni hanno provocato danni ai vivai, ai frutteti, alle ortive a pieno campo, agli impianti di piccoli frutti, alle vigne, alle leguminose, oltre alle oleoproteaginose e, come visto, ai prati e al mais da granella e insilato. Da parte degli ungulati, si sono persino registrate distruzioni di alveari, così come la devastazione dei muretti a secco plurisecolari, così come avvenuto sulle alture di Moltrasio.

Animali selvatici: l’appello di Coldiretti

Più volte Coldiretti Como Lecco ha ribadito la necessità un censimento ex-novo sul territorio, perché la popolazione di questi animali è di gran lunga superiore a quanto già stimato dall’Ispra”.