La Regione Lombardia è ad oggi l’unica regione italiana a rimborsare il test genomico Oncotype DX per le pazienti affette da cancro al seno: si apre una nuova era per il trattamento a questo tipo di tumore.

Test genomico per il tumore al seno

Il test Oncotype DX aiuta, infatti, il medico a guidare le decisioni terapeutiche, in quanto è in grado di personalizzare il trattamento delle donne affette da questo tipo di carcinoma e di indirizzarle verso la chemioterapia solo se il test lo indica come efficace.

Lombardia unica regione che rimborsa

“È stato calcolato che l’utilizzo del test consente di risparmiare circa 1.000 chemioterapie questo trattamento sarebbe inefficace evitando le relative tossicità – spiega Carlo Alberto Tondini (nella foto), Direttore dell’Unità di Oncologia dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo – Va, inoltre, considerato il risparmio per il sistema regionale sul costo delle chemioterapie, notevolmente più alto del costo del test”.

“Abbiamo accolto con apprezzamento la decisione assunta da Regione Lombardia – afferma Antonio La Regina, Direttore Generale di Genomic Health Italia e responsabile del Sud Europa – si tratta di una svolta per le pazienti affette da tumore al seno. Ci auguriamo che altre regioni, altrettanto sensibili a questo tema, seguano l’esempio virtuoso della Lombardia e stiamo lavorando perché venga rapidamente valutata la possibilità di introduzione del test Oncotype DX nei Livelli Essenziali di Assistenza a livello nazionale, consentendo così a tutte le donne italiane di ottenere le stesse opportunità di cura ovunque esse risiedano.”

“Lo studio BONDx è stato effettuato su donne affette da un tumore della mammella del tipo ormono-sensibile in stadio iniziale – 400 pazienti in Lombardia con e senza interessamento dei linfonodi nell’arco del 2018 – operate e selezionate dall’oncologo per ricevere una chemioterapia ritenuta protettiva del rischio di ricaduta – conclude Tondini – Dopo l’esecuzione del test, lo scenario si è notevolmente modificato ed è stato possibile osservare un cambiamento significativo della scelta di cura con una riduzione netta di circa il 50% del ricorso alla chemioterapia”.