L’ospedale Sant’Anna organizza un momento di confronto per la sicurezza stradale.

L’ospedale Sant’Anna in prima linea

Solo il 40% dei giovani che viaggiano in moto o in scooter indossa il casco integrale. Si tratta di una protezione importante che, in caso di incidente, può evitare gravi traumi e lesioni permanenti al viso e alla bocca. Quindi, anche conseguenti problemi funzionali, psicologici e di relazione. Per promuoverne l’utilizzo l’Asst Lariana ha organizzato l’evento di sensibilizzazione #salviamocilafaccia. E’ in programma per giovedì 10 maggio dalle 8.30 alle 12.30 nell’auditorium dell’ospedale Sant’Anna di San Fermo della Battaglia (via Ravona).

I rischi da conoscere

L’incontro è dedicato a far conoscere i rischi dei traumatismi al volto e rivolto agli studenti delle scuole comasche. Medici specialisti in chirurgia maxillo-facciale, in pediatria, in odontoiatria e anestesia e rianimazione insieme a psicopedagogisti, tecnici e motociclisti professionisti incontreranno 300 alunni degli istituti “P. Giovio”, Gallio e “Magistri Cumacini”. Per la manifestazione, destinata a diventare un appuntamento itinerante, sono stati creati anche una pagina Facebook e un profilo Instagram dedicati (@salviamocilafaccia) e l’hashtag #salviamocilafaccia.

I relatori

L’iniziativa sarà introdotta da Andrea Di Francesco, ideatore della manifestazione e responsabile della Chirurgia Maxillo-Facciale pediatrica dell’ospedale Sant’Anna. “L’introduzione del casco – spiega lo specialista – ha ridotto in modo sensibile la mortalità di chi usa la moto. Ma pochi conoscono i danni che possono subire motociclista, scooterista e passeggeri utilizzando caschi che non proteggono il viso e la bocca. I traumatismi facciali, in seguito a incidente motociclistico, spesso sono irreversibili, comportano cure prolungate, a volte non risolutive, e sono spesso caratterizzati da difetti funzionali ed estetici permanenti”. L’utilizzo consapevole di un casco integrale ben allacciato, efficace nella protezione dai traumi cranici e facciali consente, in caso di incidente, di ridurre le conseguenze del trauma. Interverranno anche Alfredo Caminiti, direttore del Dipartimento Materno Infantile e primario di Pediatria dell’ospedale Sant’Antonio
Abate di Cantù, Angelo Selicorni, primario di Pediatria dell’ospedale Sant’Anna, che affronteranno il tema della protezione come stile di vita. Seguiranno poi i chirurghi maxillo-facciali Gabriele Canzi, Francesco Daleffe e Giorgio Novelli che insieme a Di Francesco parleranno ai ragazzi “Da motociclista a motociclista: quanto è più furbo proteggersi anche la faccia”. Sarà poi la volta dei medici dentisti del Sant’Anna Elena Balzaretti e Marco Meroni con “Proteggersi la faccia salva il tuo selfie”. Edgardo Orlandi, anestesista-rianimatore e responsabile della struttura semplice, tratterà l’argomento: “Proteggere la faccia ti salva ‘anche’ la vita”. Si entrerà poi nel vivo del confronto con un tecnico di un’azienda che costruisce i caschi, con campioni delle due ruote e uno sportivo campione paraolimpico. A introdurre questa parte sarà Samuele Robbioni, psicopedagogista e counselor in psicologia sportiva, che presenterà “La sfida della prevenzione: usare la testa per
sorridere alla vita”. Quindi, il tecnico Valerio Boeri relazionerà sulla ricerca e sullo sviluppo in questo settore industriale per proteggere testa e viso in modo giovane e moderno. Sarà poi la volta delle testimonianze dei centauri Jacopo Cerutti, pluricampione italiano, campione europeo e dakariano di moto fuoristrada, e Claudio Corti, campione europeo superstock 600. Interverrà anche il campione paraolimpico di basket Ian Sagar, che gioca nella Briantea 84. Al termine dell’incontro ci sarà la possibilità per gli studenti di porre domande, scattare foto e selfie con i loro beniamini, ammirare all’esterno dell’auditorium le moto di Cerutti e Corti e farsi autografare i caschi. Integrali, ovviamente.

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I dati

“Indossare il casco integrale – prosegue Di Francesco – consente di ridurre del 50% il rischio di lesioni cerebrali. E del 25% il rischio di fratture facciali. Il 70% dei ragazzi coinvolti in incidenti con casco non integrale riporta lesioni permanenti, contro il 5% di quelli che indossano il casco integrale. Inoltre, il 5-10% dei traumi con casco jet, cioè aperto, anche in caso di dinamiche a moderata energia, comporta lesioni irreversibili che anche la chirurgia non può risolvere con tutte le conseguenze funzionali, estetiche e psicologiche che questa condizione può causare”.
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