Sulla bucolica collina olgiatese sta nascendo un laboratorio a cielo aperto: grazie all’apicoltore olgiatese Ambrogio Tettamanti, 69 anni, coadiuvato dai figli Alessandro, 30 anni, e Stefano, 28 anni, braccio operativo di uno strategico progetto di ricerca dell’ateneo bolognese, sostenuto dall’Unione Europea.

L’università di Bologna sceglie Olgiate per salvare api e impollinazione

Tettamanti è tra i 19 apicoltori selezionati in tutta Italia: l’unico in Lombardia e rappresenta anche un’altra regione (Calabria, dove da anni gestisce una piccola azienda nella piana di Sibari).
Undici Stati coinvolti. Il caso di studio pilota è finalizzato alla rivisitazione della filiera apistica e dei programmi di selezione per la resistenza alla varroa (acaro parassita). A Olgiate, quindi, verranno allevate e selezionate nuove regine. “La razza italiana ligustica è molto richiesta a livello mondiale ma a causa dell’innesto delle ibride la stiamo un po’ perdendo: è a rischio estinzione – entra nel merito Tettamanti – L’Unione Europea ci ha chiesto di ripristinarla, facendo una selezione e rinforzandola contro la varroa. Hanno aderito 11 Stati, tra cui l’Italia per prima”.

Impollinazione a rischio

L’apicoltore olgiatese, con sudore, passione e precisione, sta predisponendo ciò che, a tutti gli effetti, sarà un laboratorio universitario. “L’ape ligustica prende il nome dalla Liguria ma non solo: precisamente si chiama Apis Ligustica Spinola. Il conte Massimiliano Spinola (1780-1857, Ndr) è stato colui che, per la prima volta, ha studiato, “misurato” e definito l’ape italiana. Ape richiesta in tutto il mondo non tanto per la produzione di miele ma per l’impollinazione». Il nodo da sciogliere è più intricato quando si parla di impollinazione. “E’ il problema principale in tutto il mondo: purtroppo gli insetticidi causano l’eliminazione dell’insetto selvatico. Se l’impollinazione non viene data dal vento, diventa limitata. Serve, quindi, un insetto che possiamo definire quasi “coltivato”, cioè l’ape, appunto per poter assicurare l’impollinazione”. Che in natura è una «cosa” di vitale importanza.

Test sulle api regine

“Esatto – osserva Tettamanti – Come vero e proprio studio, ciò che faremo al Malvisino, è relativo al comportamento dell’ape ligustica nel difendersi dalla varroa. Stiamo selezionando un’ape che porti meno varroa: attraverso i centri di ricerca degli 11 Stati aderenti viene dato il lavoro di ricerca, direttamente sul campo, agli apicoltori. Ogni apicoltore deve mettere a disposizione 20 api regine delle sue, altre 20 le riceve dal Crea, l’istituto di ricerca dell’Università di Bologna: saranno controllate e confrontate per un anno e mezzo. Da questo confronto verranno scelte le migliori regine. Saranno raggruppate per tentare di ottenere una qualità di ape più resistente alla varroa”. Il risultato si vedrà nel giro di tre-quattro anni. “Sto facendo un lavoro di selezione massale. Tra aprile e maggio metterò 40 cassette più altre 40 che andranno in Calabria: 80 famiglie da controllare sullo sviluppo, la produzione e la moltiplicazione della varroa”.

Leggi anche:  Via San Gerardo chiusa per due giorni

Quasi un milione di api

Complessivamente 80 regine monitorate. “Ogni regina equivale a una famiglia, che d’inverno arriva fino a 5.000-10.000 api, in estate anche a 100.000. Noi apicoltori dobbiamo prendere dei punti di riferimento che creino un sistema. Negli 11 Paesi coinvolti si sta lavorando anche su altre razze, ad esempio quella carnica e sulla bookfast (un insieme di razze). Tramite il laboratorio di campo, per l’Università faremo un lavoro di osservazione e raccolta dati. Poi li invieremo a Bologna”.

Oasi ecologica

Tettamanti ha riversato olio di gomito: pulito il bosco e prese le misure per posizionare le cassettine di fecondazione. Inoltre, anticipa una sorpresa. “Metterò anche un apiario didattico e sulle pianelle di terreno ho fatto completa pulizia, ad esempio togliendo tutti i rovi, e nel contempo ho picchettato il terreno: a ogni picchetto corrisponde una cassettina. Complessivamente, circa 200 per la produzione di api regine che utilizzo in parte per la produzione di miele e in parte per la vendita. L’area del Malvisino è ideale per collocare le api regine e studiare l’evoluzione delle famiglie. Ho valutato tutto, non solo la vegetazione presente nella zona ma anche i fili della luce: sono di bassa tensione, quindi non influiscono sulla salute delle famiglie”.

Nicola Gini

(Giornale di Olgiate, sabato 26 gennaio 2019)