“Non dovevi fare un altro figlio, ora al lavoro ti faremo morire”. Questa frase nei giorni scorsi è rimbalzata sui quotidiani nazionali, esemplificativa della storia di Chiara (nome di fantasia per tutelarne l’identità) che, rientrata al lavoro dopo il secondo figlio, si è ritrovata senza poter far nulla al lavoro, in un ruolo completamente ridimensionato. La novità, a questo punto, è che Chiara è comasca.

“Non dovevi fare un altro figlio, ora al lavoro ti faremo morire”: Chiara è comasca

Dopo la seconda maternità, la dipendente è tornata in azienda trovandosi in un altro mondo: da responsabile di reparto si è ritrovata a tritare documenti, rispondere al citofono, senza accesso alle mail aziendali e al telefono. Uno schiaffo se si considera che la donna lavora da oltre 15 anni in quella azienda, l’unico lavoro dalla fine degli studi. Nel suo ruolo, non appena è andata in maternità, è stata assunta un’altra persona a tempo indeterminato.

Eppure l’unico obiettivo di Chiara è sempre stato quello di riavere il suo lavoro, che ama. Per questo malgrado abbia voluto raccontare la sua storia attraverso il canale sindacale della Cgil, ha desiderato restare anonima e mantenere il riserbo anche sull’azienda. “Chiara è ancora in azienda, sta facendo un ultimo tentativo, ma purtroppo l’azienda ha chiuso ogni canale comunicativo con noi – racconta il responsabile dell’ufficio vertenze Cgil Tommaso Pizzo – In una lettera la ditta ci ha fatto sapere che a loro dire la donna si sta inventando tutto  e che è evidente che vuole solo scucire del denaro. Eppure Chiara fin dall’inizio ha rifiutato la buonuscita offerta dall’azienda”. Il suo caso quindi resta in bilico.

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I dati della Cgil

La vicenda di Chiara è solo una delle tante che vengono quotidianamente a sottoposto all’ufficio vertenze legali della Cgil di Como che quest’anno, da gennaio a ottobre, ha gestito 1665 pratiche: oltre mille consulenze, 229 procedure concorsuali, 245 recupero crediti e 178 violazioni contrattuali. Pratiche che hanno portato al recupero di oltre 2milioni e 600mila euro al netto della tassazione. “Da dati abbiamo avuto modo di capire che è come se esistessero due mercati del lavoro distinti – aggiunge Pizzo – da una parte gli over 45enni che sono consapevoli dei loro diritti e vogliono il nostro aiuto affinché vengano rispettati e dall’altra gli under 35 che invece ci chiedono consulenza, suggerimenti per affrontare il datore di lavoro ma che non vogliono che interveniamo direttamente. Quest’ultimo è anche un mercato molto più flessibile: notevole è il dato sulle pratiche legate alle dimissioni volontarie”.

Un altro emblematico caso emerso è quello di una dipendente di un noto fornaio comasco che ha licenziato una delegata sindacale nell’ambito della sicurezza sul lavoro senza giusta causa: lo scorso 28 ottobre infatti il Tribunale di Como ha ordinato il reintegro della donna che però sta valutando se farlo o meno.

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