San Gerardo mobilita ancora i fedeli olgiatesi: stamattina, giovedì 25 aprile, il tradizionale pellegrinaggio da Olgiate Comasco a Monza.

San Gerardo, chiesa monzese gremita

C’è chi è partito allo scoccare della mezzanotte, camminando dalla chiesa olgiatese di San Gerardo sino a Monza: venticinque i podisti che, in notturna, non si sono lasciati scoraggiare dal rischio della pioggia. E la loro fatica è stata ripagata: il tempo non è stato inclemente. Cinque i pullman organizzati dalla parrocchia dei Santi Ippolito e Cassiano. Presente l’Amministrazione comunale col sindaco Simone Moretti, che ha fatto ingresso in chiesa accanto al comandante della Polizia locale Mario Fioravanti, al vicecomandante Valeria Giudici e il gonfalone del Comune retto dall’agente Emanuele Borgonovo. Centinaia i rappresentanti delle associazioni: a fianco dell’altare della chiesa monzese di San Gerardo i colorati stendardi di Avis, Sos, Corpo musicale olgiatese, Alpini, Associazione Combattenti e Reduci, Gruppo Insieme e Protezione civile.  Presente il Vespa Club Olgiate Comasco col suo presidente Graziano Mirandi e una ventina di tesserati con altrettanti mezzi. In prima fila, alla messa delle 10 animata dalla corale parrocchiale olgiatese, l’associazione L’Alveare. Sei sacerdoti olgiatesi hanno concelebrato insieme al parroco don Marco Folladori. Presente il prevosto monzese  don Massimo Gaio. Chiesa affollata, tanti in piedi in fondo e a i lati. Oltre a quelli già prenotati e distribuiti in parrocchia a Olgiate Comasco, il Corpo musicale olgiatese ha venduto 550 buoni per il pane e il vino benedetti. Complessivamente, compresi i buoni distribuiti sui cinque pullman, si parla di almeno un migliaio di tagliandini per il pane e il vino. Non meno di 1.500 i partecipanti, giunti a Monza con vari mezzi, all’appuntamento di fede e tradizione.

La sferzata di don Marco: “Sbaglia chi vede tutto nero”

Il parroco don Marco Folladori ha aperto con queste parole la celebrazione: “San Gerardo è un cristiano che ha vissuto appieno la Pasqua e il suo battesimo. Chiediamo che anche quest’anno interceda per noi e ci aiuti a essere cristiani coerenti tutti i giorni”. Dopo la lettura dagli Atti degli apostoli e del vangelo di Luca, nell’omelia il parroco ha fermato l’attenzione su due concetti fondamentali. “Quest’anno, l’abbiamo detto anche iniziando la messa, il tradizionale pellegrinaggio all’urna di San Gerardo, cade nell’ottava di Pasqua, cioè nei giorni in cui la liturgia ci invita a prolungare la gioia per il Signore risorto. E’ per questo che credo sia giusto proporre stamattina due pensieri: uno a partire dalle letture pasquali appena ascoltate e un secondo per attualizzare, ancora una volta, la figura di San Gerardo. Il primo pensiero, allora: stiamo leggendo in questi giorni dell’ottava di Pasqua una miriade di apparizioni di Gesù Risorto. Sembrano ormai un’abitudine, un fatto quasi normale. Una normalità, però, importante, perché testimonia che Gesù risorto non abbandona le persone che si è scelto, ma al contrario le assiste in tutte le loro vicende, le accompagna in ogni momento della loro vita. Gesù risorto non abbandona la sua Chiesa. A dire il vero siamo portati a credere l’opposto: ripercorrendo la storia di questi venti secoli, ci sembra che la Chiesa sia andata avanti da sola, su strade spesso lontane da quelle del Vangelo, tanto è vero che ogni tanto dobbiamo chiedere perdono. Guardo poi le nostre comunità attuali, ci sembrano tante volte in crisi, demotivate, piene di paure, ci sembrano abbandonate a se stesse. E anche nella nostra vita personale non ci accorgiamo il più delle volte di questa presenza misteriosa del Signore. Eppure il vangelo è chiaro: “Io sarò con voi fino alla fine dei secoli”. Le apparizioni del Signore non sono che un segno di questa vicinanza continua del Signore alla sua Chiesa, a suoi seguaci. Si tratta allora di riscoprire la sua presenza, che ci rasserena e ci spinge a una vita sempre più coerente. Il vangelo appena letto ci dà alcune indicazioni preziose. Ci aiuta a passare dalla paura e dal turbamento alla fede, proprio come gli apostoli che, davanti a Gesù risorto, prima credono di vedere un fantasma e poi diventano suoi testimoni. Guardate le mie mani e i miei piedi, dice anzitutto Gesù: mani e piedi forati dai chiodi, il simbolo più evidente del crocifisso. Il Risorto, quindi, è presente nei crocifissi di ogni epoca, tutte le persone che soffrono, in tutti gli emarginati. Se vogliamo incontrarlo dobbiamo guardare a loro: dobbiamo convincerci che proprio lì è presente.” E poi il riferimento all’eucaristia come “cibo condiviso, momento privilegiato, in cui scopriamo che Lui non ci abbandona”, e alle scritture, alla parola che “illumina, che aiuta a vedere nel profondo e rivela la presenza misteriosa ma continua del Risorto. La scrittura ci dice che è sempre con noi e ci aiuta a riconoscerlo anche in tutti i poveri cristi di oggi, e ce ne sono tanti. Sicuri della sua presenza, possiamo quindi impegnarci ogni giorno a costruire un mondo nuovo. Allora ci può essere qualche momento di sbandamento, qualche delusione, momenti di difficoltà e di crisi ma non si deve mai perdere la serenità e la fiducia, la gioia, voglia di impegnarsi. Sbaglia chi vede tutto nero, chi dà sempre giudizi drastici e negativi, chi si mostra deluso. Gesù risorto è sempre con noi, è il grande messaggio delle letture di oggi e di tutta questa settimana di Pasqua”.

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L’esempio di San Gerardo “per una Chiesa che esca, cercando i sofferenti e accogliendo tutti”

Il secondo pensiero, definito doveroso da don Folladori, si è soffermato su San Gerardo. “Un cristiano che ha sempre riconosciuto la presenza del Signore risorto nella sua vita, specialmente nei poveri, nei sofferenti, negli ammalati. E’ stato il parroco don Lorenzo Sterlocchi, lo stesso che ha costruito la nostra chiesa parrocchiale, a raccogliere in un libriccino pubblicato nel 1903 parecchi aneddoti sulla vita di San Gerardo. Fra le altre cose dice: “Era Gerardo stesso che andava in cerca di infermi per la città e trovatone uno, come se fosse un tesoro prezioso, lo faceva condurre con tutta cautela al suo ospedale”. E ancora: “Nell’ospedale veniva accettata ogni sorta di persone, dal fervente pio cattolico all’empio e all’ateo praticante”. Nel leggere queste righe non ho potuto non pensare alle proposte insistenti di papa Francesco. usciamo, usciamo a offrire a tutti la vita di Gesù Cristo. Preferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita sulle strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura. Ecco che cosa propone oggi il papa e che cosa già viveva in modo assolutamente profetico San Gerardo: una Chiesa in uscita, testimone della misericordia. Per essere testimoni di misericordia dobbiamo smetterla di pensare di essere i migliori e di avere in tasca tutta la verità. Non c’è verità solo nella Chiesa, ce n’è anche fuori: anzi, talvolta sono proprio i non credenti che ci stimolano perché qualche volta vivono il vangelo, forse senza accorgersene, meglio di noi. Poi dobbiamo sforzarci di togliere ogni atteggiamento di contrapposizione, cercare sempre il dialogo, capaci anche di accettare osservazioni critiche. E dobbiamo infine tenere conto delle persone non delle idee: le persone reali, i loro problemi, le loro sofferenze, specialmente delle persone più povere e bisognose. Mai dimenticare che soprattutto in loro è presente il Signore”.

L’impegno per la parrocchia olgiatese

Diventare una parrocchia sempre più in uscita e piena di misericordia. Questo l’impegno tracciato dal parroco nella conclusione dell’omelia. “Dobbiamo ricordarci della figura di San Gerardo, che percorreva tutte le strade di Monza in cerca di sofferenti. Un’icona bellissima e provocante. La Chiesa deve essere così. La parrocchia nostra deve essere così. Auguriamoci che le centinaia di solenni pellegrinaggi che abbiamo fatto venendo da Olgiate a questa chiesa che conserva i resti mortali di San Gerardo ci aiutino in quest’opera di vera e urgente conversione”.