E’ tornata imperante negli ultimi giorni la questione dei senzatetto che, con il progetto Emergenza Freddo in chiusura, sono tornati ad affollare i portici dell’ex chiesa San Francesco di Como. Una questione approdata in Consiglio comunale lunedì sera, 8 aprile, con l’intervento di Ada Mantovani della lista Rapinese Sindaco e la risposta dell’assessore ai Servizi Sociali Alessandra Locatelli.

Vedere i senza fissa dimora dormire accampati davanti dell’ex chiesa ha però acceso gli animi di molti, compreso il giornalista attivo nel mondo della comunicazione Luca Marchiò che ha inviato una lettera da privato cittadino al sindaco Mario Landriscina e all’assessore Locatelli dal titolo “Appello pubblico per il rispetto della dignità degli esseri umani”. Ecco di seguito il testo integrale.

Gentile signor Sindaco, dott. Mario Landriscina,
Gentile Assessore ai servizi sociali, on. Alessandra Locatelli,
la chiusura del dormitorio invernale il 31 marzo scorso ha riversato nuovamente nelle strade, nei portici, nella stazioni della città di Como decine di persone, italiane e straniere, che versano in stato di gravissimo ed estremo disagio sociale.

Parliamo di uomini e donne con alle spalle storie di emarginazione, di violenza, di abusi, di abbandono: sono uomini e donne con nomi e cognomi, sono uomini e donne che una città e un Paese hanno il dovere prima di tutto civile, ma anche giuridico derivante dall’articolo 3 della Costituzione, di inserire all’interno di percorsi di reinserimento sociale, per ridare loro un lavoro ove possibile, per dare loro affetto, per restituire loro quella dignità che spetta ad ogni essere umano.

L’articolo 3 della Costituzione stabilisce che “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”. Orbene, in forza di questa disposizione costituzionale che tutti gli organi dello Stato devono rispettare e applicare, non è più possibile accettare che l’amministrazione comunale si volti dall’altra parte, ignori gli uomini e le donne in evidente stato di disagio materiale e psicologico, e si limiti ad affermare che “sotto il porticato di San Francesco e negli altri luoghi dove trascorrono la notte la situazione è sotto controllo”.

La situazione non è per nulla sotto controllo: uomini e donne versano in stato di bisogno e di perdurante disagio psichico e materiale e i Servizi sociali del Comune di Como, in quanto articolazione periferica dello Stato, hanno il costituzionale dovere di intervenire. La situazione venutasi a creare, inoltre, fomenta le tensioni sociali sempre più forti con i residenti di via Mentana e degli altri luoghi rifugio, che lamentano a ragione il venir meno delle condizioni di igiene dei ricoveri improvvisati dove le funzioni organiche vengono espletate per strada. Non si possono abbandonare gli uomini e le donne in mezzo alle loro deiezioni: è lesivo della dignità umana.

A Loro, signor Sindaco e onorevole Assessore ai servizi sociali, vengono richiesti due interventi non più rinviabili, ai quali dovete ottemperare non per compiacere questa o quella parte politica, ma in forza dei dettami della Costituzione che avete giurato di rispettare prima di assumere le cariche istituzionali che ricoprite.

I due interventi sono:
1) individuazione di una struttura aperta tutto l’anno che offra a tutti i senzatetto una doccia, un letto pulito e un pasto caldo: il minimo che si possa offrire ad ogni essere umano.
2) censimento da parte dei Servizi sociali del Comune di Como di tutti gli uomini e le donne costretti ad abitare per strada per avviarli all’intero di percorsi di reinserimento sociale e lavorativo, compatibilmente con le loro condizioni psicofisiche: l’accesso al lavoro e al reddito sono il primo fondamentale passo per avere una vita autonoma e autosufficiente. Individuazione, infine, di case protette ove inserire, seguire e ridare dignità umana a coloro che versano in condizioni di disagio così elevato da impedirne un loro reinserimento lavorativo.

L’occasione è gradita per porgere distinti saluti
Luca Marchiò

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