Attualmente sono circa 60 i cassonetti per la raccolta degli abiti usati nel capoluogo comasco. Ai gestori però dal Comune di Como è arrivata la richiesta di rimuoverli, anche se con due gare indette per la gestione del servizio, il risultato è un nulla di fatto.

Via i cassonetti per gli abiti usati

A denunciare la situazione è il gruppo di minoranza Civitas, guidata dal consigliere comunale Bruno Magatti. “In questi giorni siamo venuti a conoscenza del fatto che gli attuali gestori della raccolta degli abiti dismessi, attivi sul territorio, hanno ricevuto dall’amministrazione comunale l’intimazione alla rimozione dei cassonetti dedicati. Il recupero degli abiti dismessi rientra, con pieno diritto, nella raccolta differenziata con riduzione dei rifiuti conferiti all’inceneritore, a costi nulli per l’amministrazione (che introita dai gestori la tassa di occupazione del suolo pubblico) e per i cittadini.

I cittadini dai primi mesi di maggio verranno privati di un servizio apprezzato e molto utilizzato: basti pensare che nel solo 2018 sono stati conferiti a questo servizio oltre 300mila Kg di materiale.
Va ricordato, inoltre, che la sottrazione di diverse centinaia di tonnellate di abiti dismessi dal circuito della raccolta indifferenziata  produce, oltre a un beneficio ambientale, una riduzione certa nella TARI, risultando la tariffa di  conferimento all’inceneritore la voce con costo unitario più elevato nel capitolo ‘costi di smaltimento’.

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Abbiamo motivo di ritenere che all’origine della mancata assegnazione delle 2 gare che il Comune ha promosso in questi mesi per l’affidamento ci sia la richiesta economica, probabilmente distante da quelli che sono i parametri economici del settore” scrive il gruppo politico in un comunicato stampa. A sottolineare questo aspetto è proprio Magatti: “Nel bando di gara il Comune chiede ora oltre al pagamento per l’occupazione di suolo pubblico anche 400 euro a cassonetto ogni anno”.

Civitas ha quindi scritto una lettera al sindaco in cui chiede: di ritirare in autotutela l’intimazione alla rimozione dei cassoni; di proseguire con i pattanti esistenti il servizio non facendo mancare ai cittadini il servizio e di indire immediatamente una nuova gara con condizioni economiche più consone al reale mercato di riferimento del servizio.