(Inverigo) “Il dono che abbiamo ricevuto dovevamo restituirlo e così è iniziata la nostra avventura”. C’è tanto amore alle fondamenta della Casa famiglia nata da qualche tempo in via Mazzini, a Villa Romanò, in quella che era la vecchia casa parrocchiale. Tra queste mura ha trovato sede l’associazione Pietre vive e si è concretizzato il progetto di Francesco Ballabio, 42 anni, e Maddalena Lanzani, 39 anni, marito e moglie e responsabili della Casa famiglia. Qui, insieme ai loro quattro figli Greta 10 anni, Manuel 8, Gabriele 6 e Caterina 4, hanno trovato una famiglia, anche solo per una notte, tantissimi bambini e ragazzi minorenni che alle spalle hanno una situazione davvero complessa.

Casa famiglia a Inverigo: una scelta d’amore

Un amore speciale unisce la coppia che, dopo un periodo di difficoltà, è rinata, aprendosi a chi aveva bisogno. “Dopo il matrimonio, nel 2004, abbiamo attraversato momenti duri che però abbiamo superato grazie a incontri speciali – racconta Francesco – Eravamo molto diversi, con ambizioni differenti: io all’inizio non volevo nemmeno sposarmi e avere figli. Lei al contrario ha sempre desiderato una famiglia ‘allargata’”.

Dopo le difficoltà è arrivata però la risalita, con il desiderio di regalare ad altri il dono ricevuto. “Tutto è nato da una visita in una Casa famiglia a Cermenate – proseguono i due coniugi – Si respirava un’armonia indescrivibile, nonostante dietro i volti degli ospiti ci fossero storie di dolore e sofferenza. E così abbiamo voluto aprirci a quest’esperienza. Mentre la nostra famiglia si allargava abbiamo iniziato nel 2011 ad accogliere i primi bambini in affido. Con il passare del tempo il nostro desiderio di aprire la porta ai ragazzi in difficoltà è proseguito e la nostra vecchia casa di Vighizzolo, la tipica villetta borghese, ha iniziato ad andarci stretta”.

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Il provvidenziale incontro con il parroco

Così è nato il desiderio di aprire una Casa famiglia per regalare quel calore e quell’amore che solo il focolare domestico può regalare. Mancava però la sede. “Provvidenziale è stato l’incontro con il parroco, don Costante Cereda, che abbiamo incontrato per caso a Santa Maria – confida la coppia – Abbiamo raccontato la nostra storia e lui ci ha proposto di trasferirci nell’ex casa parrocchiale di Villa Romanò ed eccoci qui con i nostri figli e tutti i ragazzi che ogni giorno entrano a far parte della nostra famiglia”.

La Casa è supportata dall’associazione Dimore per accoglienza che a sua volta fa riferimento a Famiglie per l’accoglienza. Qui lavorano educatori professionisti insieme ad amici e volontari. “Non è sempre facile, anche noi abbiamo dovuto fare molte rinunce, ma la vera gioia sta nell’amarsi e sentirsi uniti anche nella diversità, noi, i nostri figli e i bambini a cui anche per poco possiamo regalare la gioia di sentirsi voluti bene”, concludono.

(Giornale di Erba, 29 luglio 2017)