Ieri, lunedì 24 giugno, il Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Como, ha dato esecuzione ad un’ordinanza di quattro misure cautelari in carcere e una agli arresti domiciliari. L’inchiesta riguarda un giro di tangenti.

Giro di tangenti a Como: in manette l’ex direttore dell’Agenzia delle entrate

In manette sono finiti l’ex direttore Provinciale della Agenzia delle Entrate di Como (attualmente direttore dell’Agenzia delle Entrate di Varese), un funzionario della Agenzia delle Entrate già in servizio presso l’Agenzia delle Entrate di Como (attualmente capo area dell’ufficio legale dell’Agenzia delle Entrate di Pavia). Ai domiciliari il titolare del 33,33% del capitale sociale di Tintori Butti srl. Mentre si trovano in carcere i due titolari (padre e figlio) dello studio commercialista Pennestrì di Como, sono accusati di essere stati i mediatori della corruzione.

La dinamica

I reati contestati sono corruzione e rivelazione di segreti di ufficio. Il titolare del 33,33% del capitale sociale di Tintori Butti srl tramite dei titolari dello studio di commercialista, ideatori dello schema corruttivo, prometteva ed in parte corrispondeva somme di denaro non inferiori a 2mila euro al capo team dell’ufficio legale della Agenzia delle Entrate delegato a rappresentare l’Agenzia delle Entrate di Como all’udienza dello scorso 20 marzo alla Commissione Tributaria di Como affinché il funzionario nel corso dell’udienza di discussione omettesse di rilevare le ragioni a fondamento della pretesa erariale e tenesse un  atteggiamento non contrario alle argomentazioni difensive proposte dalla ricorrente per favorire l’accoglimento del ricorso presentato. Questa dinamica corruttiva si era resa necessaria a seguito del trasferimento a Varese del direttore dell’Agenzia delle Entrate di Como. Prima del trasferimento a Varese, il direttore si era impegnato (dietro compenso) a favorire la chiusura dell’accertamento attraverso una transazione di 25mila euro. Il suo successore a Como nel ruolo di direttore non aveva però accettato tale transazione, nonostante le insistenze del capo team dell’ufficio legale.

Rivelate le liste dei contribuenti da verificare

In altre circostanze, i due titolari dello studio commercialista promettevano ed in parte corrispondevano somme di denaro non quantificate nel loro esatto ammontare all’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate di Como ed al citato capo team dell’ufficio legale della Agenzia delle Entrate di Como, attualmente a Pavia, a fronte della indebita rivelazione da parte dell’ex direttore della Agenzia delle Entrate di Como dei soggetti inseriti nelle liste (da ritenersi riservate e non ostensibili a terzi) dei contribuenti da verificare da parte dell’Agenzia delle Entrate di Como nel corso del 2019, nonché dell’impegno assunto dai due pubblici ufficiali per far ottenere indebite riduzione del debito erariale dovuto a titolo di imposte, sanzioni ed interessi dai contribuenti da varie aziende e studi professionali.

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Infine, l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate di Como è accusato, in concorso con i titolari dello studio commercialista Pennestrì di avere indebitamente fornito gli elenchi completi dei nominativi delle società sottoposte ad accertamento dell’Agenzia delle Entrate di Como nell’anno 2019. I due professionisti utilizzavano le informazioni illecitamente ricevute comunicando successivamente ad un imprenditore, in base alle informazioni indebitamente ricevute, l’imminente avvio di una verifica fiscale nei confronti della SRL amministrata. Le condotte illecite ascritte all’ex direttore della Agenzia delle entrate di Como rientrano nella competenza territoriale di questo Ufficio e sono state perpetrate anche dopo il trasferimento a Varese del pubblico ufficiale indagato.

La segnalazione arrivata da due funzionari

L’indagine è scaturita dalle segnalazioni alla Procura della Repubblica da parte di due funzionari della Agenzia delle Entrate di indebite ingerenze in alcune pratiche effettuate dal direttore indagato. L’attività di pedinamento inizialmente svolta nei confronti del dirigente ha consentito di accertare le frequentazioni di questi presso lo studio Pennestrì. La attività di intercettazione telefonica e tra presenti (audio e video) ha fornito prove significative con riferimento agli episodi delittuosi accertati ed in genere con riferimento alla disponibilità da parte dei pubblici ufficiali inquisiti a porre in essere un numero indeterminato di atti e comportamenti contrari ai loro doveri d’ufficio aventi come denominatore comune il fine di assicurare risparmi dal pagamento delle imposte incluse interessi e sanzioni ai contribuenti.

L’indagine continua

Nel corso delle indagini è emerso che i due commercialisti indagati proponevano ai loro clienti operazioni fraudolente tese ad abbattere l’imponibile e consistenti anche nella registrazione di fatture per operazioni inesistenti emesse per contratti di sponsorizzazione. In corso anche una articolata attività di perquisizione ed acquisizioni di documenti finalizzata a ricostruire sia le dinamiche corruttive sia le ipotesi di frodi tributarie poste in essere attraverso fittizi contratti di sponsorizzazione.