“Foucault diceva che Follia è assenza d’opera. Parte di ogni processo di cura consiste nel Fare. Fare qualcosa di coinvolgente insieme ad altri. Allora prendiamoci un pezzetto di cura per Noi.

Noi apparentemente sani.
Noi apparentemente malati.
Noi che in fondo tanto bene non ci sentiamo”

Giacomo Puzzo

“Follia” di scena stasera al Teatro San Teodoro di Cantù

Dopo il sold out di venerdì, stasera la replica alle 21.

Il progetto è stato promosso dalla compagnia teatrale Circolo Arci Trebisonda, ha ricevuto da subito il sostegno e la collaborazione del Teatro San Teodoro, l’adesione ufficiale del Dipartimento di Salute Mentale di Trieste, il patrocinio dell’ASST Lariana e dell’Associazione Asvap.

Abbiamo coinvolto attivamente circa 100 persone: gli attori dell’Associazione Trebisonda, il coro Schiacciavoci, operatori e utenti del dipartimento di salute mentale dell’ASST Lariana, insegnanti e studenti delle scuole superiori, privati cittadini che hanno aderito ai workshop e i numerosi professionisti dello spettacolo che hanno accettato la sfida con generosità ed entusiasmo:Giacomo Puzzo (regia e ideazione progetto), Francesca Cervellino, Marco Belcastro, Stefano Annoni, Elisa Carnelli, Davide Marranchelli, Vittorio Liberti, Simona Pagnoni e Antonello Rizzella; i musicisti che accompagnano lo spettacolo suonando dal vivo: Marco Melis, Franco Pandolfo, Flavio Vanini, Vittorio Vanini.

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Lo spettacolo

“Follia” è uno spettacolo dal forte impatto emotivo sia per i suoi interpreti sia per gli spettatori, che accompagna sul sentiero della comprensione della sofferenza psichica ricostruendo anche la storia della psichiatria e dell’antipsichiatria in Italia.

Lo spettacolo coinvolge lo spettatore in un viaggio che parte mostrando i lati più crudi della situazione manicomiale prima della Legge 180/1978 (Legge Basaglia);per portarlo poi a confrontarsi con la realtà odierna, in cui la coscienza dell’Io sfuma, annichilita dalla società; e si conclude con la chiusura degli istituti psichiatrici: la rivoluzione che ha restituito dignità al paziente, che torna ad essere visto come individuo.

Gli aspetti più peculiari dell’opera sono i momenti in cui gli attori rompono la “quarta parete”: scendono in platea e il pubblico si trova a doversi confrontare in prima persona con la sofferenza psichica.Sofferenza psichica che è reale, in quanto gli attori,attraverso le testimonianze delle cartelle cliniche dell’epoca, danno voce a persone che furono realmente internate.