Questa mattina alle 11, al Teatro Sociale di Como, c’è stata la presentazione del libro “Dalla Chiesa” di Andrea Galli dedicato proprio al Generale Dalla Chiesa, morto a Palermo per mano della mafia.

Generale Dalla Chiesa: istituzioni in prima linea

In platea presenti le istituzioni tra cui il sindaco di Como, Mario Landriscina e diversi rappresentanti delle Forze dell’ordine. Molti giovani alunni delle scuole di Como, accompagnati dagli insegnanti, hanno assistito con grande interesse alla presentazione.

A moderare l’incontro Marco Guggiari, giornalista e scrittore. Sul palco l’autore del libro, insieme al Prefetto di Como, Bruno Corda, il Procuratore della Repubblica di Como Nicola Piacente, il comandante legione Carabinieri Lombardia Teo Luzi, e Andrea Torzani, comandante Provinciale Carabinieri di Como.

Il libro

Per poter raccontare la vita del Generale Dalla Chiesa, Andrea Galli ha fatto una ricerca meticolosa, andando ad intervistare molti degli uomini che gli sono stati vicino nel tempo.

Episodi familiari

“Tra le cose strazianti raccontate dai figli, l’episodio del funerale della moglie del Generale. La celebrazione venne fatta in Caserma, dove Dalla Chiesa e altri militari erano costretti a vivere. Le corone dei fiori venivano setacciate e rovinate per cercare eventuali ordigni dei terroristi. Tutti e tre figli dicono che non parlava mai di lavoro in casa, questa era la regola della famiglia. Chiedeva molto spesso come fossero andati i ragazzi a scuola”.

I suoi fedelissimi

“Per raccontarvi del Generale, parlo del brigatiere Nicastro. L’ho incontrato 9 mesi fa, insieme abbiamo parlato a lungo della criminalità degli anni ‘60. Poi arrivato il momento in cui devo focalizzarmi su Dalla Chiesa, lui mi ha spiegato che tra le sue regole di comportamento c’era la raccomandazione ai suoi fedelissimi di non parlare coi giornalisti. A 83 anni, ha rispettato il patto e non mi ha detto nulla”.

L’intervento del Prefetto Bruno Corda

“È un privilegio parlare di Dalla Chiesa. Venne nominato prefetto di Palermo il 2 maggio di 1982, nel periodo della mattanza e della lupara bianca, caratterizzato dalla lotta tra Corleonesi e altre famiglie mafiose. Spesso non venivano nemmeno rivendicati i cadaveri quando venivano trovati. Allora l’organizzazione del diritto era aleatoria rispetto alla nostra, mancavano norme per affrontare la mafia come anche l’aspetto sociale.

Grandi strati della popolazione vivevano con indifferenza la mafia. Non è stata indolore la scelta di diventare prefetto per Dalla Chiesa. Mentre lui lottava contro la mafia si sentiva solo, diversamente da quando invece aveva combattuto contro il terrorismo e le Brigate rosse. Nonostante corresse rischi fisici improntati era costantemente presente nelle scuole e negli asili, sempre vicino ai giovani.

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Sul territorio attualmente abbiamo 31 beni confiscati alla mafia, questo è un fenomeno che non è ancora stato sconfitto. Dobbiamo fare conto delle infiltrazioni mafiose che magari agiscono con meno sangue ma sono sempre presenti anche ai giorni nostri” ha concluso il Prefetto Corda.

Le parole del Procuratore Piacente

“Pensare a Dalla Chiesa mi fa pensare a tanti colleghi che ci hanno insegnato tantissimo in cultura della legalità. Il Generale è stato il paradigma delle forze migliori di questo paese, della lotta contro criminalità e mafia. Carabineri e magistratura hanno fermato il terrorismo anche grazie a Dalla Chiesa. Questa è una stagione terminata. Così purtroppo non si può dire della mafia. Falcone nel 1990 disse che la mafia avrebbe poi trovato la sua fine. Al momento non vediamo ancora la fine di questo tunnel. Il Generale fu il primo a capire che bisogna evitare contatti tra mafiosi all’interno e allesterno delle carceri”.

Le parole del rappresentanti dell’Arma

E’ intervenuto anche il Colonnello Andrea Torzani: “Dalla Chiesa dal 1952 al 1955 nella caserma di via Lambertenghi è stato Comandante a Como. La storia del Generale si intreccia con quella dell’Italia. È stato Comandante di uomini, una persona accorta, sempre attento a problematiche ed esigenze del suo personale. Sempre in prima linea a dare l’esempio. Andò anche a Milano alla divisione Pastrengo e a Torino.

Ha avuto la grande capacità di anticipare i tempi, ad esempio nel suo approccio investigativo. Partiva dalla conoscenza dei fenomeni criminali, che considerava nella sua interezza. I Carabinieri erano esploratori e dovevano conoscere l’avversario dall’interno. Questa è stata poi la forza dei nuclei investigativi. Ha capito la dimensione intenzionale dei fenomeni mafiosi e terroristici, intessendo rapporti con istituzioni di altri paesi. Ha intuito che per la mafia serve anche un’azione culturale. “Essere sbirri non basta” diceva, importante era ed è il ruolo di scuola e famiglia. Sentiva la necessità di nuovi strumenti normativi. Il Generale Dalla Chiesa è stato ucciso ma non sconfitto dalla mafia”.

Ha concluso il Generale Teo Luzi: “Trasmetteva profondo senso delle istituzioni. Questo è il messaggio più qualificante che ci ha lasciato, sopratutto in questo momento storico dove il cittadino si sente lontano dalle istituzioni. Il cittadino viene prima di noi, facciamo quadrato”.