L’ultimo capolavoro di Gioachino Rossini (1792-1868), Guglielmo Tell, opera monumentale e titanica, innovativa, ricca di arie, divenute celebri nel grande repertorio operistico, nell’edizione italiana del 1831, ha inaugurato ieri sera, giovedì 26 settembre, la Stagione 2019/ 2020 del Teatro Sociale di Como.

Lo spettacolo ha visto la regia di Arnaud Bernard e la direzione d’orchestra e concertazione di Carlo Goldstein, in un nuovo allestimento Teatri  OperaLombardia in coproduzione con Fondazione Teatro Verdi di Pisa.

Il Sociale si infiamma con Guglielmo Tell

L’edizione italiana venne più volte rielaborata dal cigno di Pesaro, sia per motivi di censura, sia per connotare con un’accezione più intimistica il titolo che, al Teatro del Giglio di Lucca, nel 1831, non avrebbe potuto andare in scena con i presupposti del grand-opéra francese.

La produzione del Teatro Sociale mira a recuperare, grazie al lavoro svolto da Arnaud Bernard e Yamal das Irmich (collaboratore alla regia), Virgile Koering (scene), Carla Galleri (costumi), Fiammetta Baldiserri (luci) il carattere più delicato e raffinato dell’opera, con un taglio che porterà l’immaginazione degli spettatori a tornare all’età dell’innocenza e a rivivere così la storia leggendaria del celebre eroe ed arciere svizzero, che guidò la ribellione del popolo elvetico, contro la dominazione austriaca.

Si tratta dell’ultimo grande sforzo, che vide Rossini impegnato sul fronte teatrale; uomo legato ai classici e ai valori dell’illuminismo, si cimentò sul fronte patriottico, anche se “il contesto è politico” afferma il regista Arnaud Bernard “non si tratta di un’opera politica”. Nel corso delle diverse edizioni ottocentesche, che si susseguirono in tutta Europa, i personaggi subirono cambi di nome e la trama diverse censure, la partitura venne rivista e rielaborata più volte dall’autore.

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Foto: Alessia Santambrogio