Dopo la tregua di 90 giorni sui dazi, siglata a margine del G20 tra USA e Cina, si rinnovano le attese di un rally di natale sui mercati azionari mondiali. Le politiche all’insegna del protezionismo da parte degli Stati Uniti, con la Cina che poi ha risposto colpo su colpo, hanno generato non pochi scossoni sull’azionario ed in particolare a Wall Street dove, dal 10 ottobre scorso, i listini sono letteralmente saliti sull’ottovolante. Per chi fa trading online su piattaforme come plus500, di conseguenza, è importante capire quali possano essere i titoli ed i settori sui quali incrementare le posizioni, e sui quali invece è preferibile un alleggerimento.

Azioni Wall Street e Blue Chips italiane, i titoli da monitorare

Fermo restando che l’andamento dei listini azionari è spesso imprevedibile, a Wall Street, con la tregua sui dazi, i titoli del settore industriale potrebbero beneficiarne, e lo stesso dicasi per le società del comparto semiconduttori, così come con il Nasdaq stabilmente in crescita molti titoli che hanno perso posizioni negli ultimi 40 giorni potrebbero tornare a flirtare sui massimi storici. Il riferimento, in particolare, è a Big quotati sul tabellone elettronico del Nasdaq come Amazon (AMZN), Netflix (NFLX), Facebook (FB), Alphabet (GOOG) ed Apple (AAPL).

Per quel che riguarda i titoli industriali, che potrebbero beneficiare di un accordo a tutto campo USA-Cina sul commercio mondiale, ci riferiamo in prevalenza ai colossi quotati sul Dow Jones a partire da Caterpillar, e passando per 3M Company, per DowDuPont, e per i big della difesa e dell’aerospazio come The Boeing Company e United Technologies Corporation.

Forse ancor di più, rispetto al mercato azionario USA, Piazza Affari ha ampi margini di recupero nel caso in cui, come si spera, il Governo giallo-verde troverà in zona Cesarini un’intesa con l’UE al fine di schivare la procedura di infrazione. In tal caso sul FTSE MIB a beneficiarne sarebbero i titoli bancari, così come sul mercato secondario dei titoli di Stato i prezzi dei Btp potrebbero mettere a segno vasti recuperi in scia al possibile abbassamento dello spread rispetto ai livelli attuali.

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Focus sul possibile rallentamento della crescita economica

Da monitorare, in Europa come negli USA, è inoltre lo scenario macroeconomico in quanto al momento permane il rischio di un rallentamento della crescita. In verità già nel Vecchio Continente ci sono state le prime avvisaglie con il calo congiunturale del PIL in Germania ed in Italia, mentre negli Stati Uniti, almeno per il momento, la crescita economica resta solida ma potrebbe rallentare a causa della politica monetaria restrittiva della Federal Reserve.

Basti pensare che già a più riprese Donald Trump ha contestato l’operato della Federal Reserve e del suo Presidente, Jerome Powell, da lui stesso nominato. La moral suasion del Comandante in Capo potrebbe essere di conseguenza decisiva affinché, quantomeno in via temporanea, la Banca centrale americana nel corso del 2019 decida di essere meno ‘falco’ e più ‘colomba’ sulla politica monetaria considerando il fatto che, a detta della maggioranza degli economisti, nel breve termine in America l’inflazione non rappresenta un problema. Con lo stop al rialzo dei tassi, infatti, da un lato Wall Street potrebbe tornare a correre, e dall’altro i rendimenti delle obbligazioni potrebbero tornare ad essere meno appetibili.