Al Centro accoglienza Prestino i lavoratori sono a rischio. E la Cgil attacca il decreto sicurezza: “I primi a essere colpiti, infatti, sono i lavoratori comaschi”.

Centro accoglienza Prestino lavoratori a rischio

“Al centro di accoglienza di Prestino, al momento, sono assunti 13 operatori, cui si aggiungono 9 collaboratori – spiegano Alessandra Ghirotti, segretaria provinciale Fp Cgil e Dario Campostori, il sindacalista che segue la vicenda – Il numero rischia di scendere in maniera importante. La motivazione sta nelle nuove cifre stanziate dal provvedimento del governo. La cooperativa Medihospes ha aperto una procedura di licenziamento collettivo a livello nazionale: al momento, sulle 312 ore settimanali spalmante sui nove operatori lariano (di cui sei a tempo pieno), ne saranno previste 168. Secondo le regole del decreto Salvini sui capitolati, se gli ospiti dovessero scendere sotto i cinquanta, il monte ore si dimezzerebbe ulteriormente. La situazione dei mediatori culturali è ancora più delicata: oggi due persone si divido 44 ore che, in futuro, diventeranno 12. Al momento, il centro ospita 65 richiedenti asilo e, fino al 31 dicembre (con diverse proroghe), è stato gestito dal Comune tramite la cooperativa Medihospes. Ora, con assegnazione diretta, il testimone è passato alla Prefettura. Le cifre, però, rispetteranno i nuovi parametri del ministero, con le relative conseguenze. Il cas svolge un eccellente lavoro d’educazione e integrazione – aggiunge Ghirotti – ci sono state le rassicurazione del caso: al momento, però, gli addetti lavorano nonostante non abbiano ancora ricevuto lo stipendio di gennaio». Con l’abbassamento da 37,19 euro a 23 euro, spariranno alcune figure oggi presenti come l’infermiere, lo psicologo e l’insegnante d’italiano.

“Così si nega l’inclusione”

“Si lavora per negare l’inclusione – sottolinea Matteo Mandressi, componente di segreteria della Cgil provinciale, con delega all’immigrazione – sottraendo quelle figure in grado di favorire l’integrazione nella società. In questo modo, peraltro, si va a colpire il lavoro. In un colpo solo si lascia le persone senza un impiego e si sbattono in strada i richiedenti asilo, estremizzando da una parte la “questione immigrazione” e scaricando sulla società tensioni e costi”.