Da anni nell’occhio del ciclone, il gioco pubblico è al centro del dibattito mediatico e politico. Un dibattito che non sempre si basa su valutazioni obiettive e scientifiche, secondo la Federazione Italiana Tabaccai (Fit) che, infatti, è convinta che sia giunto il momento di invertire la rotta e di fare in modo che sull’argomento si apra un dibattito senza pregiudizi, con nuove proposte che concilino la salvaguardia della salute pubblica e l’interesse degli operatori del settore.

Convegno “Gioco pubblico legale”

Questo l’obiettivo del Convegno “Gioco pubblico legale: riflessioni, proposte, prospettive” tenutosi oggi a Sanremo ed organizzato da Fit, Sindacato Totoricevitori Sportivi e infine Federgioco, in collaborazione con l’Istituto Milton Friedman.

“Purtroppo assistiamo alla distruzione della rete del gioco legale in Italia. Un tentativo pressoché quotidiano di delegittimazione che sta mandando all’aria tutto il lavoro che, con estrema fatica, Stato ha fatto negli ultimi 15 anni per sottrarre il gioco alla criminalità. Agli inizi degli anni 2000 – dice il presidente nazionale della Federazione Italiana Tabaccai, Giovanni Risso – i nostri territori erano invasi da 800.000 videopoker illegali. Oggi, grazie alla regolamentazione, ci sono appena 265.000 AWP, tutte regolari sotto lo sguardo vigile dello Stato. Questo è un dato di fatto – sottolinea Risso – così come lo è che la spesa pro capite equivale a quella di un caffè al giorno, sebbene tutti azzardino cifre più alte, confondendo la raccolta con la spesa. Per non spianare la strada all’anarchia che vigeva ai tempi dei videopoker bisogna salvaguardare il settore legale del gioco che, non dimentichiamo, è economia reale”.

Lotta alla ludopatia con la tecnologia

“Il problema della ludopatia esiste e noi ricevitori siamo i primi a sostenere che sia necessario regolamentare la materia del gioco pubblico per prevenire il fenomeno. Ma servono degli strumenti idonei allo scopo, servono idee, serve un ragionamento, serve un confronto serio e libero dai pregiudizi, che sono alla base del proibizionismo e di quelle politiche che creano solo danno alle imprese, ai lavoratori e allo Stato – aggiunge Giorgio Pastorino, Presidente Nazionale del Sindacato Totoricevitori Sportivi. In un’epoca come la nostra, in cui la tecnologia è presente in ogni aspetto della nostra vita, non vedo perché non si debba sfruttare il suo enorme potenziale anche per la prevenzione dei disturbi del gioco d’azzardo. Qualche giorno fa, finalmente, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha notificato alla Commissione Europea la bozza del regolamento sulle AWPR, le macchine con collegamento da remoto che sostituiranno quelle oggi in circolazione. Sicuramente sono la giusta risposta per la lotta alla ludopatia. Nel frattempo però – conclude Pastorino – la rete legale deve essere preservata: altrimenti al loro arrivo non ci sarà che un deserto, invaso da videopoker illegali come succedeva 15 anni fa”.

Gioco legale sì, illegale no

Il Presidente nazionale di Federgioco, Olmo Romeo, componente del Consiglio di Amministrazione del Casinò di Sanremo, ha dichiarato:

“E’ determinante stabilire e delimitare cosa si debba intendere per gioco legale, un concetto che deve essere declinato con una forte componente d’intrattenimento e di ludicità. E’ la finalità di questo convegno, che vuole proporre un modello più innovativo di Gioco come momento di divertimento, da esperire in ambienti controllati dove siano tutelati i minori ed ogni criticità sociale. E’ quanto da tempo avviene nei casinò italiani. Su questa linea promuoveremo tutte quelle iniziative istituzionali che possano portare ad una nuova regolamentazione anche normativa, più consona alla modificata componente sociale, dove si penalizzi quelle forme di gioco non legali, che trovano spazio anche e soprattutto sul web”.

Pendolarismo del gioco effetto perverso

“Quello del gioco lecito in Italia è un settore complesso che rappresenta quasi l’1,5% del PIL del Paese e vale circa 9 miliardi di gettito per l’erario. Una filiera che, nonostante rappresenti garanzia di legalità, serietà dell’offerta e affidabilità, viene costantemente messa sotto accusa e attaccata da misure restrittive o addirittura proibizioniste, promosse in particolare dagli Enti locali. Molto spesso queste misure non hanno nemmeno risvolti positivi sulla salute pubblica ma, al contrario, alimentano la compulsività dei giocatori o li spingono verso l’offerta irregolare. Basti pensare ai distanziometri, che mirano a vietare completamente il gioco sul territorio o alle regolamentazioni orarie che impediscono alle attività di offrire il gioco lecito quasi per l’intera giornata. I dati ci preoccupano e testimoniano che in alcune regioni, come Liguria e Piemonte, stia crescendo anche il pendolarismo del gioco verso gli Stati confinanti che non prevedono particolari restrizioni nei confronti dell’offerta. L’economia è un scienza e ci suggerisce chiaramente una conclusione: se si uccide o indebolisce l’offerta legale, esistendo la domanda, gli utenti si avvarranno dell’offerta irregolare o illegale che spesso proprio la criminalità organizzata controlla”.

Così Dario Peirone, Presidente del Comitato scientifico del Milton Friedman Institute.

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Basta far west normativo

“Basta demagogia! – conclude il Presidente Nazionale della FIT, Giovanni Risso – È necessario abbandonare la politica dei divieti senza appello. I problemi si possono risolvere solo con il ragionamento e con le idee. Per individuare soluzioni alternative ed effettivamente valide servono un approccio propositivo e un dialogo costruttivo. Ma soprattutto serve anche una regolamentazione unitaria, da parte dello Stato, valida per tutti, che ponga finalmente termine al far west normativo che oggi vige sulla materia.”

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