Dalla Svizzera arriva la decisione di abrogare la LIA, ovvero la legge sulle imprese artigianali. Dopo sei anni e un giorno cala il sipario visto che il Gran Consiglio ticinese, in seguito ad un lungo dibattito, ha deciso oggi, martedì 6 novembre, di abrogare la controversa legge con 47 voti a favore, 11 contrari e 13 astenuti.

Dal Ticino: addio all’Albo degli artigiani

Da Confartiginato: “Prendiamo atto della decisione assunta oggi dal Gran Consiglio del Canton Ticino in merito all’abrogazione della legge sulle imprese artigiane, introdotta nel 2016 per regolamentare l’attività di tutte le aziende attive nel settore casa entro i confini del cantone elvetico di lingua Italiana”. Si tratta di un provvedimento atteso dopo che il Governo di Bellinzona, con un documento formale, aveva chiesto al Parlamento Ticinese di intraprendere i passi necessari per mettere la parola fine a una norma che, negli anni, è stata oggetto di contestazioni e di prese di posizione da ambo le parti del confine.

“Le imprese italiane l’hanno sempre rispettata”

“In questi anni – fanno sapere i presidenti di  Imprese Como, Marco Galimberti e l’omologo di Confartigianato Imprese Varese Davide Galli, anche in sinergia con Confartigianato Lombardia – le imprese italiane di piccole e medie dimensioni hanno rispettato sempre, seppure con notevoli difficoltà, una norma che ha richiesto non solo l’iscrizione, a titolo oneroso, all’apposito albo cantonale ma anche la certificazione di una serie di requisiti particolarmente stringenti”.

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Si chiede chiarezza

“A questo punto – proseguono i presidenti – ci aspettiamo massima chiarezza da parte delle autorità ticinesi nel chiarire tutte le modalità per il lavoro oltre confine in modo chiaro e non eccessivamente rigido nei confronti di aziende rispettose delle norme e che, già oggi, in otto casi su dieci vengono sottoposte a rigorosi controlli”. Libero mercato, insomma, rispetto reciproco e massima disponibilità al dialogo transfrontaliero. Restano, invece, tutte le incognite relative al nuovo albo di cui si ipotizza a questo punto l’istituzione, che si spera possa maturare in condizioni differenti e con premesse diverse rispetto all’attuale. “Chiediamo infine, da parte del Cantone Ticino, chiarimenti in merito a quanto versato in questi anni da parte delle imprese per l’iscrizione all’albo Lia affinché non si configurino disparità di trattamento tra le piccole e medie imprese e le grandi industrie”.

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