Ruggero Pizzagalli è il direttore di Oriocenter: è entrato a far parte dello staff della sicurezza del centro commerciale nel 1998, e qui è rimasto per vent’anni, vivendo in prima persona la crescita di quella che ormai definisce “la sua casa”.

I vent’anni di Oriocenter: parla il direttore

Dopo l’intervento del patron Percassi e del presidente del Consorzio degli operatori Bassi, è la volta del direttore del mall.

Direttore, chi meglio di lei può dirci cosa significa vivere l’Oriocenter di tutti i giorni?

«Di Orio mi piace vivere le emozioni. Mi piace vedere questa piccola città che apre al mattino, come una grande piazza con molta gente: arrivi, trovi il centro vuoto e spento e lo osservi mentre piano piano inizia ad animarsi. Cominciano gli addetti alle pulizie e alla manutenzione, che preparano questa città al debutto dell’apertura. I negozi aprono alle nove, ma le porte scorrevoli sono aperte già attorno alle otto e venti. È bello perché a quell’ora vedi molte famiglie che si preparano, vengono a fare colazione, magari prima di andare all’ipermercato».

Si vede che è molto legato a questo posto, da come ne parla…

«Mi emoziona sempre quando vengo la mattina presto o la sera tardi e vedo questo posto completamente vuoto. Oriocenter vuoto è davvero mozzafiato, probabilmente è impossibile da spiegare».

Quali sono i luoghi di Oriocenter che frequenta più volentieri?

«Sicuramente non l’ufficio».

In che senso?

«Mi piace essere presente dove Orio è veramente vivo: mi trovi spesso in galleria, in mezzo alla vera realtà. Altri miei collaboratori fanno tutto ciò che è burocrazia, ma io preferisco essere qui a vivere, a risolvere problematiche. Non voglio che i commercianti vedano il direttore come un capo invisibile e al di sopra di tutto: mi piace mettermi in gioco».

I vent’anni di Oriocenter: il direttore Pizzagalli, la "sua casa" e le emozioni
Ruggero Pizzagalli

Lei è qui da vent’anni: non si è perso nemmeno un momento di Oriocenter. Ma qual è il giorno più bello?

«A me piace la quotidianità di Oriocenter, e quindi tutti i giorni sono belli. Però confesso di avere un sogno “proibito”…».

Ce lo dica.

«Sto aspettando una nascita».

Una nascita?

«Sì, siamo una città no? Mi piacerebbe nascesse un bambino qui da noi. Non si sa mai, e se capita tra l’altro noi siamo più che pronti e attrezzati. Ci siamo andati vicino l’anno scorso: alla mamma sono venute le doglie e in quei momenti concitati c’ero io che a momenti gridavo: “dai signora, adesso!”. Poi è arrivata l’ambulanza, con i sistemi di collegamento che abbiamo ci mette davvero pochissimi minuti ad arrivare, quindi poi la mamma è stata portata via e il bambino è nato ufficialmente in ospedale».

E invece qual è stato il giorno più brutto?

«Questa è facile: il giorno più brutto sarà quando me ne andrò perché Orio è davvero la mia casa. Ho iniziato a lavorare qui quando non sapevo nemmeno dove fosse Orio al Serio. In un certo senso qui sono nato e cresciuto».

La sua carriera è un esempio: partito dal basso, è arrivato a ricoprire una delle cariche di maggiore responsabilità di Oriocenter. Come è stato possibile?

«Penso di aver sempre avuto una qualità preziosa, che mi porto dietro dalla mia famiglia: l’umiltà. Sono convinto che se sei umile riesci a raggiungere gli obiettivi più importanti della tua vita. Almeno con me è andata così: io avevo un obiettivo e ce l’ho fatta, credo sempre con profondissima umiltà».

Quando uno è lontano da casa, spesso ne sente la mancanza. È così anche per lei con Orio?

«Sì, spesso mi capita di venire qui anche quando non lavoro. Mi piace respirare quest’aria. Quando senti di avere qualcosa a cui tieni molto poi senti davvero il bisogno di tornare in quel posto “a bagnare le piante”».

Oriocenter è una città sicura?

«Penso che più di così non si possa fare: abbiamo trecentosettanta telecamere, quasi tutta la superficie è coperta da un impianto di sorveglianza di ultima generazione su cui abbiamo fatto un investimento importante con l’ampliamento del 2017. Abbiamo rifatto tutto l’impianto in quell’occasione. È fondamentale, perché sicurezza significa tranquillità del cliente. Ma la “prima sicurezza” è quella garantita dal personale. Abbiamo 25 guardie più le guardie giurate e i rinforzi in occasione di eventi particolarmente affollati. In più, sempre durante gli eventi, ma anche il sabato e la domenica, abbiamo a disposizione anche un’ambulanza».

Quante grane deve risolvere ogni giorno?

«Una marea! Dalle più stupide alle emergenze. Per capirci, io non ho una programmazione, non servirebbe. Programmo solo per progetti ampi a lungo termine. Per il resto, ogni giorno è diverso. Per esempio: un commerciante ti chiede due tavolini in più e tu devi accontentare lui e non scontentare gli altri. O ancora: c’è un principio di incendio e tu devi gestire le emergenze. Però sono fortunato».

Perché?

«Perché lo zoccolo duro della sicurezza è qui da anni e siamo pronti ad ogni emergenza. Non abbiamo mai trovato un “no non vengo” ,“no non faccio” “ho finito il turno, me ne vado a casa”. Al contrario, ho sempre trovato massima disponibilità e partecipazione da parte dei miei collaboratori. E sono loro alla fine il segreto di Oriocenter»

Ce lo spiega meglio?

«Anche questa è una cosa che mi ha insegnato la mia famiglia: la parte fondamentale, anche delle case più belle, è quella che sta sottoterra e tiene su tutto. Le nostre fondamenta sono le persone che collaborano con noi e spesso vengono dimenticate. Parlo degli addetti alla manutenzione, alle pulizie, alla sicurezza. Sono loro le persone più importanti, così come tutti i dipendenti. Ce ne sono 113 che sono qui dal primissimo giorno!».

Cosa dice di questa festa con RTL?

«Da anni volevo questa cosa. Seguo RTL da quando ho quattordici anni. Vuole essere un pre-discoteca, una grande festa, un tipo di intrattenimento che a Bergamo mancava. E in più è un modo per gratificare i dipendenti. Anche per quello chiudiamo all’una: così chi vuole può fermarsi dopo il lavoro e festeggiare questi vent’anni. Sabato porteremo una magnum in tutti i negozi per brindare simbolicamente insieme. Anche a tutti quelli che lavorano qui dobbiamo dire grazie».

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