La comunità della Chiesa ortodossa a Como rischia di essere sfrattata dopo 16 anni in città. L’edificio dove si celebrano i riti religiosi rientra infatti tra gli immobili del piano di alienazione del Comune.

Chiesa ortodossa sfrattata: il caso in Consiglio comunale

In occasione di una delle ultime sedute del Consiglio comunale di Como due consiglieri si sono fatti portavoce del disagio che sta vivendo la comunità ortodossa in città. Vittorio Nessi di Svolta Civica da una parte e Sergio De Santis dall’altra nelle loro preliminari hanno spiegato la situazione al Consiglio e chiesto un intervento del sindaco Mario Landriscina.

La Chiesa Cristiano Ortodossa Ucraina da circa 16 anni svolge i propri riti di culto nella città di Como, presso l’immobile comunale di via Tommaso Grossi 2. Questi locali fin da allora, grazie a una delibera di Giunta del 2002, quando era sindaco Alberto Botta, vennero destinati a luogo di culto. Oggi le esigenze del Comune hanno fatto sì che l’edificio che ospita quegli stessi locali fossero inseriti nel piano di alienazione immobiliare, al momento all’esame del MEF. Ciò significa che la comunità ortodossa, come chiunque altro ha fruito finora di quell’edificio, è chiamato a sgombrare.

“Desidero ancora una volta sottolineare la necessità politica di dare ascolto e risposte alle esigenze della comunità in parola. Questi fedeli sono perfettamente integrati nel tessuto comasco, sono perlopiù cittadini rumeni, e quindi cittadini dell’Unione Europea, cittadini ucraini, venuti regolarmente in Italia a lavorare, e cittadini italiani – ha sottolineato il consigliere di Fratelli d’Italia De Santis – Non posso accettare che la politica, intesa nel senso più alto e più nobile del termine, si limiti a notificare asetticamente una procedura di sfratto, senza tentare di dare risposte concrete ai bisogni di questa comunità cristiana”.

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L’appello alla Giunta

“Non è possibile scaricare su queste persone – che ho conosciuto una per una domenica 8 luglio durante la celebrazione della liturgia di Monsignor Avondios, e che sono quelle donne che lavorano silenziosamente nelle famiglie italiane come badanti dei nostri anziani, o come dipendenti presso i nostri esercizi commerciali, oppure sono quelle persone che hanno iniziato con successo proprie attività imprenditoriali, pagando qui le tasse, creando ricchezza e lavoro nel territorio cittadino – l’immobilismo del Comune (o meglio delle giunte precedenti) in materia di realizzazione di edifici di culto e di attrezzature destinate a servizi religiosi, previsti dalla Legge Regionale 11 marzo 2005 n.12, per la mancanza del cosiddetto piano delle attrezzature religiose. Credo fermamente nel dialogo tra Comune e Chiesa Cristiano Ortodossa Ucraina di Como, e sono sicuro che si possa trovare una soluzione immobiliare che possa consentire a questi fratelli cristiani di poter professare liberamente il proprio culto in locali dignitosi” ha concluso De Santis.

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