I lavori del Consiglio comunale di Como ieri sera si sono arenati sulla delibera di indirizzo per la tariffa puntuale. Una questione esclusivamente di forma che ha dilungato i tempi e impedito di trattare il secondo punto all’ordine del giorno: la fusione in Como Acqua.

Consiglio comunale di Como bloccato al primo punto

L’intera seduta del Consiglio comunale comasco di ieri sera, 24 ottobre 2017, si è concentrata sulla delibera di indirizzo per la tariffa puntuale. Un ordine del giorno proposto dalla minoranza e che già in commissione aveva ricevuto il favore della maggioranza. La questione, inizialmente discussa durante lo scorso Consiglio, si è però arenata su una questione di forma sul tipo di atto da presentare al voto.

Il dilungarsi del dibattito “sulla forma” ha fatto sì che allo scoccare della mezzanotte il primo punto all’ordine del giorno non fosse stato ancora votato. Impossibile quindi riuscire a dibattere sul secondo, la fusione in Como Acqua per la creazione di un unico gestore del sistema idrico integrato. Un passo necessario visto che il 25 ottobre ci sarà l’assemblea dei sindaci per votare la fusione.

I sindaci comaschi presenti: “Ridicoli”

La scelta di non votare l’oltranza per proseguire i lavori e chiudere la seduta ha irritato i 16 sindaci comaschi presenti per capire la posizione del capoluogo su Como Acqua. Dopo i no di Erba e Cantù infatti la fusione è a rischio. La situazione alla fine è quindi degenerata. La chiusura della seduta da parte della presidente del Consiglio ha scatenato l’applauso sarcastico dei sindaci presenti dai quali sono arrivati anche dei “ridicoli”.

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Al vetriolo i commenti dei sindaci presenti. Fabio Bulgheroni, sindaco di Casnate con Bernate scrive: “Como acqua. Chi capisce il sindaco di Como è bravo. Aveva la possibilità di governare la questione (Como ha solo vantaggi) e dimostrare con i fatti che la città è di nuovo capoluogo ed invece se ne lava le mani”.

Gli fa eco il primo cittadino di Albese con Cassano, Alberto Gaffuri, che commenta: “Come Ponzio Pilato, la Città di Como, il nostro capoluogo, decide di lavarsene le mani, quasi come se la gestione pubblica dell’acqua non fosse affar suo. Cosi facendo, però, ha consegnato a una probabile gestione privata tutti gli acquedotti della provincia di Como. E’ questo il destino che vogliamo per la nostra acqua?”.

Stesso commento arriva anche dal sindaco di Ponte Lambro che sottolinea: “A Como la maggioranza di centrodestra si spacca su Como Acqua e non delibera la fusione: la gestione dell’acqua di tutta la provincia ad un passo dall’essere ceduta ai privati!”.

Chiude Federico Broggi, primo cittadino di Solbiate, con un commento amaro sull’atteggiamento del rappresentanti di Como: “Ieri sera a Como si è scritta una pagina triste di politica, perché quando la politica decide di non decidere, abdica al proprio ruolo. Grazie al Comune di Como l’acqua rischia di passare a una gestione privata. Ieri è stata scritta una delle pagine più brutte della politica comasca e Landriscina ha spiegato a tutti che la sua indipendenza altro non è che aria fritta. Como ha deciso per tutti, per i piccoli e grandi Comuni, che ringraziano sentitamente per il regalo”.