Questa sera in Consiglio comunale a Cantù è partito l’iter di decadenza del sindaco Edgardo Arosio. Durante la prossima primavera, dunque, potranno esserci le elezioni anticipate. Il grande assente della serata è proprio Arosio che, come annunciato, non si è presentato in aula.

Decadenza sindaco Cantù

Il grande assente della serata è proprio Arosio che non si è presentato in aula. Non c’è stato quindi un confronto diretto con la minoranza. Oltre ad Arosio tanti gli assenti in Consiglio ma è stato comunque raggiunto il numero legale per proseguire con la seduta.

Gli attacchi della minoranza

Francesco Pavesi, capogruppo di Lavori in corso: “Credo che questo Consiglio comunale sia sempre stato corretto e ci sia sempre stato un confronto sereno. Per questo speravo che stasera si potesse confrontarsi direttamente e serenamente con il sindaco che invece ha deciso di non venire. Sappiamo che Arosio era candidabile, e probabilmente pensava poi di poter risolvere la situazione. Non penso comunque che la legge sia ingiusta, perché nasce a tutela della condizione della pubblica Amministrazione che deve essere preservata da ingerenze.  Ci è stato ricordato che ci saranno nuove elezioni. Non siamo ingenui nel non vedere il momento storico, ma non è una bella pagina per la nostra città”.

Dal gruppo di “Vola Cantù”, Alberto Novati ha attaccato duramente Nicola Molteni. “Non si è presentato il sindaco e nemmeno il sottosegretario. Immagino che abbia di meglio da fare che venire qui ad ascoltare Pavesi e Di Gregorio… – ha detto ironicamente – Oggi però ha detto che chi ha perso la sentenza deve pagare alla comunità (il riferimento era al caso moschea). Non può usare due pesi e due misure. È uguale anche per questa questione. Abbiamo buttato via due anni, sono errori che non si possono commettere. Arosio non può snobbare il Consiglio comunale”.

Filippo Di Gregorio, capogruppo del Partito democratico, ha aggiunto: “Come maggioranza avete cercato in tutti i modi di esorcizzare e rimandare il problema, ossia il fatto che avete sbagliato la scelta del sindaco. È un fatto che in Italia non era mai successo”. E ancora, alzando la voce, rivolgendosi alla maggioranza: “Alzatevi e andate. Se state qui il sindaco decade. Se andate l’iter non riparte e per ora si salva. Se la maggioranza rimane deve essere chiaro che è stata la maggioranza a far decadere il sindaco”.

La difesa della maggioranza

Per la maggioranza ha parlato Michele Ramella: “Secondo me Arosio è un ottimo sindaco che è stato tradito dagli affetti familiari e questa è la cosa che fa più male”. Poi il neo vice sindaco Davide Maspero: “Non mi trovo concorde sul fatto che questa esperienza politica sia fallimentate. Mi sembra che Di Gregorio sia solo molto rancoroso nei nostri confronti”.  Matteo Ferrari: “Se questa Amministrazione è fallimentare lo decideranno gli elettori quando si andrà alle elezioni. E non è detto che sia a primavera e non tra quattro anni. Stasera il Consiglio comunale contesta l’incompatibilità ma poi si apre solo iter che non sappiamo ancora a cosa porterà”. E poi: “La presenza del sindaco oggi e irrilevante perché si apre solo un nuovo capitolo che vedremo dove ci condurrà”.

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Si vota in Consiglio

Questa la votazione finale: la maggioranza si astiene, con 9 voti, la minoranza vota a favore dell’iter di decadenza con 6 voti. Da domani mattina Arosio ha 10 giorni di tempo per modificare o rimuovere la causa d’incompatibilità. Lunedì 10 settembre in programma il prossimo Consiglio comunale.

Il riepilogo della vicenda

Edgardo Arosio deve lasciare l’incarico di sindaco di Cantù. Il Consiglio di Stato ha reso nota a luglio la clamorosa sentenza. Lo scorso luglio, a poche settimane della sua elezioni, il sindaco canturino era stato dichiarato incompatibile con la sua carica per via dell’appalto che la società di pompe funebre di cui fa parte il fratello aveva vinto a maggio 2017. L’impresa di pompe funebri Zanfrini di proprietà del fratello Armando e della cognata, infatti, aveva ottenuto l’appalto comunale del servizio funebre di Cantù. Il che metteva Arosio nella posizione di essere incompatibile con la carica di sindaco. Era stata poi la dirigente di settore ad annullare d’ufficio l’appalto, in autotutela, dopo che in Consiglio comunale la maggioranza aveva messo in luce alcuni vizi di procedura. Caso chiuso? Proprio no. A quel punto l’impresa di pompe funebri aveva fatto ricorso al Tar che a febbraio ha dato ragione a Zanfrini. Allora il Comune ha impugnato la sentenza del Tar davanti al Consiglio di Stato, il quale tuttavia ha dato torto al Comune. Di conseguenza ora partirà l’iter di decadenza del sindaco.

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