Il consiglio regionale della Lombardia approva la legge sulla rigenerazione urbana, ma senza permettere a Regione Lombardia di imporre ai Comuni la propria visione.

Regione Lombardia approva la legge sulle rigenerazione urbana

“Per fortuna, e grazie all’impegno del Partito democratico, non sarà un incentivo a dismettere il patrimonio agricolo per ottenere la possibilità di trasformarlo in altro, come voleva la Lega – spiega Angelo Orsenigo, consigliere regionale del Pd –. La Regione, grazie al nostro impegno, ha corretto il tiro su una legge che nasceva con grossi limiti”. Insomma, insiste Orsenigo, “questa norma non avrà effetti catastrofici come sembrava in un primo tempo: siamo riusciti a limitare i danni, ma da Regione Lombardia ci si aspetta un comportamento più ambizioso e di vera conservazione dell’ambiente, della storicità e delle attività agricole”. Ora, ad esempio, è data ai Comuni la possibilità di decidere la quantità, sia per i volumi che per gli oneri.

“Saranno i Comuni a decidere, in linea con i propri Piani di governo del territorio, e non la Giunta regionale con criteri imposti dall’alto. Abbiamo anche messo un freno alla trasformazione delle cascine verso destinazioni che nulla hanno a che fare con l’agricoltura, limitando le premialità agli immobili già dismessi all’entrata in vigore della legge, evitando le interferenze con le attività agricole”, racconta il dem. La nuova legge, con gli emendamenti presentati dal Pd, dà la possibilità ai Comuni di assegnare bonus volumetrici fino al 20% e riduzioni di oneri fino al 60%, per chi recupera un’area dismessa o sostituisce un fabbricato in disuso. Nella formulazione originale, contestata dal Pd, la Regione imponeva dall’alto ai Comuni incentivi e sconti degli oneri, in modo indiscriminato su tutto il territorio comunale. Secondo Regione Lombardia gli asili nido sono gratuiti, ma in realtà le famiglie lombarde spendono in media 366,5 euro al mese per mandarci un figlio. Il dato emerge dallo studio dell’Osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva, realizzato nell’ambito del progetto ‘Consapevolmente consumatore, ugualmente cittadino’, finanziato dal Ministero per lo Sviluppo economico. Se Lecco è il capoluogo di provincia più caro d’Italia, con una retta mensile di 515 euro, anche a Como non c’è da stare allegri – commenta Angelo Orsenigo, consigliere regionale del Pd –. I posti, oltre a essere meno della richiesta, sono anche cari. Il capoluogo lariano, infatti, è la quarta provincia italiana in termini di spesa, con un costo medio di 388 euro al mese, oltretutto l’unica che registra un incremento”.

Tra le province lombarde, Milano è quella in cui si spende di meno, 232 euro, seguita da Cremona (288 euro) e Brescia (304 euro). Dopo Lecco, le più care sono Mantova (427 euro) e Sondrio (421). Le altre sono Bergamo, 329 euro, Como, appunto, con 388 euro, in aumento dell’1,8%, Lodi 377, Monza 315, Pavia 413 e Varese 388. Asili nido gratis, ma per chi?