Luigi di Maio farà un incontro aperto con gli imprenditori, presso la Cascina Sant’Isidoro a Carugo,  sabato 17 marzo alle  16.

Luigi di Maio su invito del Drappobianco

Torna Di Maio a Carugo all’azienda di marmi di Giuseppe Caggiano, fondatore del Drappobianco. In campagna elettorale aveva già fatto tappa nella ditta promettendo agli imprenditori meno leggi e più attenzione.

L’appello in campagna elettorale

«Segnalatemi le leggi da abolire, quelle inutili che vi soffocano, quelle ingiuste come l’Imu sui capannoni: una follia. Vogliamo eliminare la ragnatela di burocrazia che imprigiona le nostre imprese, le mette in ginocchio. Aziende che oggi pagano il 70% di tasse allo Stato, mentre in Europa occupano il secondo posto per competitività ed eccellenza artigiana. Serve una manovra choc sulle tasse, senza questa zavorra chissà cosa saremo in grado di fare e dove saremo in grado di arrivare».
Era giunto forte è chiaro l’appello di Luigi Di Maio, candidato premier per il Movimento 5 Stelle.

Liberiamo le aziende dalla burocrazia

«Presenteremo al Governo un documento per liberare le aziende. Abbiamo già individuato 400 leggi che non aiutano lo sviluppo del sistema della media e piccola impresa italiana. Ma dobbiamo fare di più, lavorare perché le politiche per le aziende diventino politiche di sviluppo per un intero Paese. Fino a ora siamo rimasti immersi in questa giungla di leggi, che non hanno raggiunto nessun obiettivo: non hanno abbassato l’evasione fiscale e nemmeno la corruzione».

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Al centro era stata anche la famiglia

Di Maio aveva parlato anche di politiche per la famiglia, di quanto sia assurdo che esitano pensioni minime da 300 euro e pensioni d’oro; di come l’Italia debba sfruttare questo momento storico per pretendere che il Governo elimini gli sprechi e attui una ricollocazione delle risorse in linea con gli investimenti di cui il Paese ha realmente bisogno.
«In Europa siamo la seconda forza manifatturiera. In Europa vogliamo rimanerci, ma, a noi come è avvenuto per altri Stati, devono togliere dei trattati economici e dei vincoli che oggi non fanno che danneggiare le nostre aziende».
All’incontro avevano partecipato oltre oltre 100 imprenditori. «Sento una grande responsabilità nei loro confronti – aveva continuato l’allora vicepresidente della Camera – molti mi hanno detto di essere “delusi dai partiti tradizionali che abbiamo sempre votato” e che “siete l’ultima speranza”. Non ho alcuna intenzione di abbandonarli”.