Agitazione nel Governo giallo verde “a causa” di un lombardo che blocca il taglio delle pensioni d’oro. Stiamo parlando di Alberto Brambilla, presidente del Centro studi Itinerari previdenziali ed estensore del programma pensionistici leghisti nonchè candidato in pectore alla presidenza Inps. Brambilla, casa a Usmate, ma originario di Merate, infatti ha bocciato la proposta di legge presentata a inizio agosto e “cavallo di battaglia” di Di Maio e i suoi.

L’alt di Brambilla al taglio delle pensioni d’oro

La proposta di legge in pratica prevede ricalcolo dei trattamenti pensionistici sopra i 4mila euro netti al mese (80mila euro lordi anno). Secondo Brambilla, consulente di Matteo Salvini l’idea de ministro del Lavoro di tagliare le pensioni sopra i 4mila euro potrebbe non solo essere difficile da attuare. Di più. Potrebbe addirittura essete considerata illegittima. Perchè? Soprattutto poichè andrebbe a toccare  i diritti acquisiti tutelati in più occasioni da sentenze della Corte Costituzionale. La Consulta, invece, proprio due anni fa si è espressa favorevolmente ai contributi di solidarietà sugli assegni più elevati varati dal governo Berlusconi e confermati dal successore Monti fino alla fine del 2016.

La proposta: un contributo di solidarietà

Secondo uno studio del meratese  il  taglio delle pensioni d’oro nella versione ipotizzata da Di Maio può fruttare al massimo 180 milioni di euro (gli assegni sopra i 7mila euro lordi mensili equivalenti a circa 4mila netti sono solo 37mila) e, come detto, incorrerebbe quasi certamente nella scure degli ermellini. La soluzione ipotizzata da Brambilla invece sarebbe aderente al programma elettorale della Lega. Come? Attraverso  un contributo temporaneo di solidarietà per una vasta platea di pensionati. La proposta, consentirebbe di reperire per i prossimi quattro-cinque anni le risorse necessarie ad affrontare i dossier principali del welfare: la non autosufficienza e la disoccupazione di under 30 e over 55.

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La rabbia di Di Maio

Sembra che il leader dei Cinque Stelle proprio non abbia gradito la bocciatura inflitta da Brambilla. Di Maio infatti ha ricordato agli alleati che il progetto di legge per il ricalcolo delle pensioni d’oro col metodo contributivo  anche la Lega l’ha firmato. I cinque Stelle hanno fatto inoltre notare che  in Italia ci sono oltre 80mila pensionati privilegiati (uno 0,5 per cento) che peserebbero sulla spesa previdenziale per circa 7,4 miliardi all’anno. In linea di massima si tratterebbe di professionisti (il 6,5%), statali (51,5%), privati e autonomi (42%). Il 30 per cento sarebbe andato in pensione prima dei 30 anni, mentre un altro 30 per cento avrebbe lasciato il lavoro tra i 60 e i 65 anni.

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