Sport e psicologia, c’è una correlazione? Scegliere quale tipo di attività fisica far praticare al proprio figlio, indipendentemente dall’età, non significa solo trovare una soluzione indicata per un corretto sviluppo fisico. Oggi più che mai, infatti, l’attività sportiva si trasforma nel rimedio, consigliato anche dagli psicologi, per aiutare il giovane a crescere e ad evolvere positivamente in ambito di capacità relazionali. Cosa scegliere? Per un ragazzino timido, che ha difficoltà nel rapporto con gli altri sarà sicuramente più adatto uno sport di squadra (pallacanestro, basket, calcio…), mentre per uno che fa fatica a concentrarsi, ha difficoltà nel coordinarsi, o è troppo esuberante, meglio uno sport individuale (nuoto, tennis, arti marziali).

Gestire la sconfitta

Praticare sport di gruppo o individuale significa anche imparare a gestire anche la sconfitta. A nessun bambino piace perdere in una partita di tennis, così come la sconfitta della propria squadra di calcio può diventare un dramma soprattutto se causata da un errore personale. La delusione, le aspettative troppo alte che molti genitori hanno nei confronti dell’attività dei figli, l’agonismo di una società basata sulla figura ‘del vincente’, mettono molto spesso bambini e ragazzi di fronte ad emozioni troppo forti da reggere e difficili da superare. Come gestire la sconfitta? Praticando la propria disciplina sportiva con sano fatalismo: si vince bene, si perde pace. Messa così, questo diventerà il positivo campo sul quale si consumano i piccoli drammi e le piccole gioie tipici di ogni percorso di crescita.

Sport e psicologia sono correlati

Come sostenere il ragazzo? Seguendolo con costanza, informandosi sull’andamento degli allenamenti, partecipando come spettatori alle sue gare e parlando con lui delle difficoltà che incontra. Il bravo genitore dovrebbe riuscire a cogliere il momento nel quale, magari, è meglio sospendere quell’attività, oppure quello nel quale spingerlo a non mollare. Al vincente dovrà insegnare le doti della generosità e della comprensione verso i perdenti, utili non solo nella relazione tra individui, ma anche per far comprendere al più forte che la sua posizione è sempre precaria: «Oggi a te… domani a lui!».