Sul tetto d’Europa. La Nazionale italiana femminile di pallavolo sorde ha conquistato un oro storico, il primo per l’Italia. Un successo che ha emozionato tutti gli sportivi. Tra le atlete che hanno letteralmente sbaragliato la concorrenza c’è anche la canturina Valentina Broggi, 29 anni. Proprio in città ha studiato, ha iniziato a giocare a pallavolo e ancora oggi ha casa.

Campionessa europea nella nazionale di pallavolo sorde

Che scuole hai frequentato?
«Ho frequentato la Scuola d’arte e un corso all’Enaip perchè attratta dall’arredamento».

Cosa fai adesso?
«Da otto anni lavoro come disegnatrice presso un’azienda di arredamento».

Da quanti anni giochi a pallavolo?
«Ormai da 20 anni».

In che ruolo giochi?
«Libero».

In quale squadra hai cominciato?
«San Paolo Cantù».

In che squadra giochi adesso?
«Al momento non gioco in nessuna squadra, ma sono alla ricerca. L’ultima squadra nella quale ho militato è stata la Ceramsperetta Cusano Milanino».

Da quanto tempo giochi in Nazionale?
«Dal 2013».

Quando hai saputo di essere convocata per gli Europei?
«Mi hanno chiamato nel settembre del 2018».

Quanti allenamenti fai alla settimana?
«Tre».

Agli Europei avete perso un solo set in tutte le partite giocate. Vi aspettavate questa supremazia?
«Devo dire che ci siamo preparate veramente con molto impegno per questi europei e ad ogni vittoria sapevamo che vi sarebbe stata una sfida più dura ad attenderci. L’unico pensiero era quello di affrontare al meglio le nostre avversarie».

Quanto è complicato affrontare uno sport come la pallavolo con un deficit uditivo?
«Il nostro deficit uditivo è un problema solo per chi lo ritiene tale. Credo che con la passione e la ferma convinzione di poter raggiungere un obbiettivo, tutti possono ottenere risultati».

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La vostra vittoria ha dato risalto alla vostra squadra anche sui media nazionali. Quanto è importante per arrivare a una reale inclusione? E quanto è importante lo sport da questo punto di vista?
«Il vero oro è quello che brilla negli occhi colmi di grinta e di sogni. Spero che grazie al nostro esempio, i tanti bambini e bambine audiolese possano acquistare coraggio ad inseguire i loro desideri non solo in questo o altri sport, ma in ogni contesto della vita».

Avete emozionato tutta Italia con l’Inno attraverso il linguaggio dei segni. Ci racconti la tua di emozione in quei momenti?
«L’inno della nazionale interpretato con il LIS ha catalizzato l’attenzione dei media su un qualcosa che per noi è normale. È il nostro modo naturale di comunicare. Ma assolutamente ci ha regalato una forte emozione interpretarlo come atlete di Nazionale! Gli italiani sono un popolo di sportivi e sicuramente lo sport è il modo più diretto per entrare nelle case e sui giornali».

Per chiudere, hai qualcuno a cui vuoi dedicare questo splendido successo?
«Vorrei dedicare un pensiero alla persona che più ha creduto in me, sostenendomi e incoraggiandomi… a chi ha condiviso gioie e pianti lungo la mia carriera, ma che purtroppo non ha mai potuto vedermi giocare con la Nazionale… anche se certamente da lassù mi ha costantemente seguita: mamma, questa vittoria è per te!! Ti voglio bene!».

Isabella Preda

(Giornale di Cantù, sabato 22 giugno 2019)