Nelle ultime nove partite in laguna ha sempre vinto la Reyer, o quasi, con l’unica eccezione datata 6 dicembre 2015, quando la Pallacanestro Cantù espugnò il Palasport Taliercio di Mestre con 34 punti dell’allora capitano Awudu Abass, tornato in Brianza da avversario proprio lo scorso weekend con la Leonessa Brescia, sconfitta dall’Acqua S.Bernardo in un’importante sfida per la corsa ai prossimi playoff.

Pallacanestro Cantù al Taliercio per sfatare il tabù Venezia

Da quel giorno di dicembre, però, a distanza di quasi quattro anni, si contano soltanto vittorie di Venezia: ben sei, zero invece quelle di Cantù. Per questo – e per tanti altri motivi – la sfida di domenica pomeriggio con l’Umana Reyer Venezia rappresenta un ostacolo significativo da superare per la squadra allenata da coach Nicola Brienza, chiamata a compiere un’impresa non da poco, non solo per sfatare un tabù ma, in primis, per proseguire un cammino che ha portato Cantù a cogliere otto splendide vittorie nelle ultime dieci partite. 16 punti su 20 disponibili. Nel girone di ritorno nessuno ha fatto meglio della formazione canturina. E se è vero quello che ha affermato coach Brienza in sede di presentazione, ossia che «una vittoria con Venezia darebbe nuova linfa al sogno playoff», allora è giusto che a Mestre capitan Salvatore Parrillo e compagni ci provino fino all’ultima goccia di sudore. E, infatti, “Ogni Goccia Conta” – utilizzando altre citazioni – per strappare un posto tra le prime otto della classe, centrando così un clamoroso traguardo: la post season.

Qui Venezia

I padroni di casa, seppur abbiano iniziato il girone di ritorno a tutto motore con 7 vittorie in 8 partite, non vengono propriamente da una condizione ottimale, reduci, infatti, da due sconfitte consecutive contro Varese e Brindisi, entrambe fuori casa. Prima della doppia trasferta, però, gli orogranata avevano collezionato tre vittorie in fila contro avversarie di prestigio e, soprattutto, su campi difficili come il “PalaDozza” e il “Mediolanum Forum”, mandando al tappeto sia Virtus Bologna che Olimpia Milano, oltre a trovare una convincente vittoria casalinga sulla Dinamo Sassari. Tuttavia, ora, per la formazione di coach Walter De Raffaele si presenta una ghiotta occasione di riscatto davanti al proprio pubblico, anche se l’avversaria è di quelle toste: Cantù, la squadra più in forma del girone di ritorno.

Qui Cantù

In Brianza è tornato il sorriso dopo due sconfitte consecutive con Trieste e Milano, anche se al Forum l’Acqua S.Bernardo aveva ben figurato, tirando fuori dal cilindro una magica prestazione di squadra che aveva esaltato l’ambiente canturino. Dalla grande reazione in casa della capolista, alla bella vittoria interna contro Brescia, in un derby lombardo che ha visto prevalere Cantù grazie alle strabilianti performance di Frank Gaines, top scorer con 24 punti (attuale miglior marcatore del campionato), e di Tyler Stone, a referto con 14 punti e 15 rimbalzi, per la valutazione più alta della gara (24), terminata 82 a 76 a favore della formazione in maglia biancoverde.

Venezia il quintetto

Con Julyan Stone – playmaker di grande affidamento – in dubbio per la sfida di domani, a partire titolare in cabina di regia, salvo sorprese, dovrebbe essere Marquez Haynes. Alla terza stagione in maglia Reyer, la combo guard americana di passaporto georgiano è stata promossa a capitano dopo il ritiro dal basket giocato di Tomas Ress, avvenuto l’estate scorsa. Haynes, che oltre allo scudetto conquistato con Venezia due stagioni fa, ha trionfato in carriera anche in Francia, Grecia e Israele, viaggia a 9.7 punti e 3 assist di media in 25’ di impiego a partita. Per l’asso statunitense sono quasi 2000 i punti in LBA e 600 gli assist, in 172 presenze. Se Julyan Stone non dovesse riuscire a recuperare dalla brutta botta subita nella partita con Varese, ecco che allora De Raffaele concederà molti minuti a Stefano Tonut, partito in quintetto soltanto 5 volte in 25 occasioni ma con oltre 21’ di media a sua disposizione. Guardia classe ’93, figlio d’arte, Stefano è nato a Cantù mentre il padre Alberto militava proprio nella Pallacanestro Cantù, maglia indossata dal 1991 al 1994. Tonut figlio, invece, sta piantando le radici in Veneto, dove è ormai da quattro stagioni. Vincitore di una medaglia d’oro con la Nazionale under 20 agli Europei del 2013, lo scorso weekend Tonut ha collezionato contro Brindisi la sua 130esima presenza nel massimo campionato italiano. In questa stagione il 25enne sta facendo registrare 10 punti e 2.5 assist di media, facendo spesso molto bene nelle vesti di sesto uomo. Lo spot di ala, invece, è occupato dall’esperto Michael Bramos, tiratore americano naturalizzato greco che il prossimo maggio spegnerà 32 candeline. Proprio in Grecia, in passato, ha vinto due titoli con il Panathinaikos, oltre a partecipare a ben due Europei con la maglia della Nazionale ellenica. Alla quarta stagione con i colori della Reyer, Bramos è ormai un punto fermo per società, squadra e tifosi. In quattro anni nel belpaese, Bramos ha realizzato oltre 1200 punti, tenendo sempre medie altissime da tre (42%). In questa stagione, con un eccellente 46.1% dall’arco, è attualmente il terzo miglior tiratore del campionato; alle sue spalle il “canturino” Gerry Blakes. Non solo Bramos è il miglior tiratore della Reyer, dunque, ma è anche il giocatore più utilizzato da coach De Raffaele, con un minutaggio che si aggira sui 27’ di media, nei quali il nativo del Michigan sfiora i 10 punti a partita. L’ala forte titolare è il californiano Austin Daye, altro figlio d’arte, con papà Darren che a cavallo tra gli anni ’80 e ‘90 vinse ben due scudetti e una Coppa Italia in quel di Pesaro. 31 anni a giugno, Austin è uscito dal college di Gonzaga nel 2009, venendo scelto alla 15esima chiamata del Draft NBA dello stesso anno, davanti a grandi nomi europei come Sergio Llull, Nick Calathes e Nando De Colo. Un Draft, quello del 2009, ricco di talenti assoluti come Blake Griffin, James Harden, Steph Curry e DeMar DeRozan, giocatori che hanno dominato
e che – tuttora – dominano nella NBA. Quella stessa NBA che, in sei stagioni, ha visto Daye collezionare 293 presenze, oltre 1500 punti a referto e un anello con i San Antonio Spurs nel 2014. L’ala, al suo secondo anno a Venezia, è a soli 23 punti dal traguardo dei 1000 in Serie A. Per lui 12 punti di media in questa stagione in 25’, a cui si sommano anche 5.7 rimbalzi e 2.4 assist. Nella Reyer solo Mitchell Watt segna di più, 14.4 a partita. Ed è proprio il centro classe 1989, nativo dell’Arizona, a chiudere il quintetto orogranata. “Esploso” a Caserta nella stagione 2016-’17, l’ultima nel massimo campionato della compagine campana, Watt è arrivato in Italia dopo diversi anni tra Israele e Germania. In laguna dall’estate del 2017, in LBA il lungo ha finora realizzato 768 punti, in appena 1298 minuti giocati (12.4 di media in poco meno di 21’). È lui il miglior marcatore della squadra: in relazione ai – pochi – minuti a disposizione Watt è una vera e propria macchina da punti, nonostante in stagione sia spesso partito dalla panchina e nonostante il suo minutaggio non sia mai stato particolarmente massiccio. In proporzione sui 40 minuti, il pivot americano segna quasi 27 punti di media. Attualmente, nel rapporto punti-minuti, nessuno riesce a fare meglio di lui in Serie A.

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Venezia la panchina

Con Tonut ipoteticamente dentro nei cinque titolari, il primo ad alzarsi dalla panchina – rigorosamente in ordine di minutaggio dal più alto al più basso – è Andrea De Nicolao, playmaker classe 1991, alla seconda stagione in orogranata. In carriera il regista padovano ha conquistato tre importanti trofei, vinti con tre maglie diverse: una Coppa Italia di A2 con Verona, una Supercoppa italiana con Reggio Emilia e una FIBA Europe Cup proprio con Venezia, lo scorso anno. In 25 partite di LBA, in questa stagione De Nicolao è partito in quintetto in una sola occasione. Tuttavia, in appena 15’ di media, il play italiano riesce a “smazzare” quasi 3 assist ad incontro, a cui aggiunge 4 punti ad allacciata di scarpe. Sotto le plance la prima alternativa a Watt è Gasper Vidmar, 32 anni a settembre, di Lubiana. Sul curriculum di quest’ultimo figurano ben 7 stagioni in EuroLega, di cui 5 con la prestigiosa canotta del Fenerbahce. Nella competizione europea più importante per club, il lungo ha disputato 102 partite, facendo registrare quasi 600 punti. Con i colori della Nazionale slovena, invece, Vidmar ha partecipato a un Mondiale e a ben 3 EuroBasket, vincendone uno nel 2017 insieme a Luka Doncic. Prima della pausa per la Coppa Italia, il veterano ex Fener veniva sempre schierato titolare da coach De Raffaele (14 volte su 14), salvo poi partire dalla panchina a Final Eight archiviata, con Watt in quintetto nelle successive cinque gare, autore di quasi 19 punti a partita in 26’ di media. Finora la scelta sta pagando. In ogni caso, per Vidmar sono 13 i minuti di media a propria disposizione, nei quali il colosso sloveno fa registrare 4.8 e 2.6 rimbalzi di media. È poi il turno di Paul Biligha, impiegato in campo da coach De Raffaele più o meno con lo stesso identico minutaggio di Vidmar. Nato a Perugia, il prossimo 31 maggio Biligha compierà 29 anni. 31 sono anche le presenze in azzurro del centro “undersized” che, con il passare degli anni, sta trovando sempre più
spazio, grazie a prestazioni spesso molto convincenti. Al secondo anno a Venezia, il lungo garantisce circa 4-5 punti a partita in 13’ di media. In fondo alle rotazioni, ma comunque con dei minutaggi significativi, c’è il trio Marco Giuri-Valerio Mazzola-Bruno Cerella. 11’ di media per i primi due, circa 6 invece i minuti a disposizione della guardia-ala italo argentina. Brindisino classe ’88, in questa stagione Giuri sta mantenendo delle ottime medie dall’arco, andando oltre il 41%, che gli fruttano 4.5 punti di media. Buonissime medie al tiro anche per Mazzola, ala/centro con all’attivo 11 stagioni e 290 presenze in Serie A, nelle quali l’ex Torino ha messo insieme 1341 punti e 982 rimbalzi. Partito titolare in 7 delle 17 gare finora collezionate, il lungo ferrarese – in una squadra molto ambiziosa come Venezia – si sta giocando bene le proprie chanches. Per lui 3.2 punti a partita e una media dall’arco molto vicina al 40%. Nel roster veneziano ci sono poi, seppur entrambi in
dubbio per la sfida con Cantù, il già citato Julyan Stone e l’ultimo arrivato DJ Kennedy. Americano, 30enne del Virginia, Stone è alla terza esperienza in maglia Reyer, rientrato in laguna per la seconda volta dopo un fugace ritorno in NBA, dove, negli anni, il playmaker statunitense – alto quasi due metri – ha collezionato 70 presenze tra Denver, Charlotte e Toronto. Con un atletismo e un fisico fuori categoria, più da NBA che da campionato italiano, Stone è – pur essendo un play – il miglior rimbalzista della squadra con 6.3 rimbalzi di media, a cui l’asso americano aggiunge anche 7.4 punti e 3.9 assist a partita, miglior assist man della squadra. In dubbio anche la presenza di Kennedy, per influenza, arrivato in Italia da poco e in campo a Brindisi soltanto 8’. Tuttavia, l’ex giocatore del Pinar Karsiyaka potrebbe essere il vero jolly di coach De Raffaele nel corso dei playoff. L’ala americana, classe ’89 nata in Pennsylvania, è arrivata a Venezia per sostituire l’infortunato Deron Washington, giocatore per fisico e per ruolo molto simile a Kennedy. Nella passata stagione quest’ultimo ha indossato la maglia del Pinar, formazione turca, disputando una Champions League a dir poco superlativa. 19 punti, 8.4 rimbalzi e 3.2 assist di media lo scorso anno per Kennedy, che ha chiuso la manifestazione come miglior marcatore, miglior rimbalzista e al primo posto nella valutazione individuale (22.4). Prima di giungere alla Reyer, Kennedy ha sfiorato la vittoria del titolo in Australia con la maglia di Melbourne, facendo registrare 12.8 punti, 7.4 rimbalzi e 3 assist ad incontro. Del roster dell’Umana fa parte anche la guardia-ala ceca Tomas Kyzlink. Utilizzato da coach De Raffaele principalmente in BCL, quest’anno in LBA il 25enne ex Siena ha disputato una sola partita.

I precedenti

In passato, Reyer Venezia e Pallacanestro Cantù si sono affrontate 84 volte. La bilancia pende a favore dei brianzoli, avanti nei confronti diretti con 55 vittorie, contro le 29 dei veneti. In casa la Reyer ha vinto 21 volte ma perso 20. A campi invertiti, invece, Cantù vanta 34 successi su 42 incontri disputati.