La sfida con l’Aquila Basket Trento, nella gara di andata, fu un bellissimo punto di partenza per la Cantù allenata da coach Evgeny Pashutin, allora targata Pallacanestro Cantù. Dopo il ko esterno alla prima giornata con Avellino, i biancoblù – all’esordio stagionale in casa – batterono la Dolomiti Energia con un convincente 84 a 72 che non solo diede la prima gioia della stagione al passionale pubblico canturino ma che alzò subito le aspettative nell’ambiente brianzolo. Al “PalaBancoDesio” erano caduti i due volte vice campioni d’Italia in carica, i bianconeri di coach Maurizio Buscaglia, lecito dunque aspettarsi da lì in poi un grande avvio in LBA.

Pallacanestro Cantù domenica in campo

E il grande avvio in campionato arriva puntuale, anzi, prosegue, con le ancor più convincenti vittorie su Cremona (in trasferta) e Reggio Emilia. Tre successi consecutivi nelle prime quattro giornate, sei punti conquistati su otto a disposizione e tre MVP diversi: Ike Udanoh, Davon Jefferson e Tony Mitchell, volti e nomi diversi ma tutti e tre eletti dal pubblico con merito tramite il #FansMVP di Legabasket. Quest’ultimo, Mitchell, così come all’andata anche nella gara di ritorno sarà il grande ex della partita. Il 14 ottobre scorso a Desio realizzò 17 punti, top scorer dell’incontro, a referto con anche 3/5 dall’arco e 3 assist. All’Aquila, invece, non bastò una clamorosa prestazione di Fabio Mian, a bersaglio con cinque triple su cinque tentate nel solo primo tempo. Quella gara segnò per le due formazioni due percorsi totalmente differenti, perché se a Cantù diede una grande carica, a Trento diede invece la seconda delle cinque sconfitte consecutive di inizio stagione. Mentre i brianzoli partirono con il turbo inserito, salvo poi rallenterare bruscamente con una sconfitta dietro l’altra nelle successive giornate, i trentini raccolsero la prima vittoria in LBA soltanto alla sesta giornata, di un solo punto, in casa contro Brescia.

Poi, mentre a Cantù finiva la benzina nel serbatoio, a Trento ritrovavano energie e forze fresche, cogliendo quattro vittorie consecutive dalla decima alla tredicesima giornata: Reggio Emilia e Virtus Bologna in casa, Pesaro e Pistoia in trasferta, nel mezzo. Dall’ultimo posto in classifica – del tutto inatteso – alla zona playoff, che per poco non vede l’Aquila volare a Firenze per la Final Eight di Coppa Italia. L’obiettivo sfuma sul più bello, sull’ultima sirena di Trento-Brindisi del quindicesimo e ultimo turno di andata, con il “buzzer beater” di Riccardo Moraschini che spezza le ali a Trento, facendo volare invece i pugliesi. Dalla gara di andata, dunque, sono cambiate tante cose, una però è rimasta e Cantù deve prestarci molta attenzione: la forza della Dolomiti
Energia, una squadra battagliera, audace, che non molla mai ma che soprattutto sa reagire sempre nei momenti più difficili. Domenica 27 gennaio al “PalaTrento” – noto anche come
BLM Group Arena per ragioni di sponsorizzazione – andrà in scena il secondo atto di questa stagione tra Cantù e Trento, un duello tutto da vivere. Palla a due alle ore 12.

Qui Trento

Fallito il (difficile) tentativo di rimonta per accedere alla Coppa Italia, l’Aquila ha saputo riprendersi subito con grande carattere, iniziando il girone di ritorno nel migliore dei modi, battendo in trasferta nel turno precedente la Vanoli di coach Romeo Sacchetti. Al “PalaRadi” di Cremona i bianconeri si sono imposti 89 a 84, con autorità, guidati da un super Diego Flaccadori, sempre più veterano nonostante la carta d’identità. Uscito dalla panchina, il classe 1996 bergamasco ha trascinato la Dolomiti Energia con 21 punti a referto, risultando al 40’ il top scorer del match.

Qui Cantù

Con Trento fece registrare il suo debutto nel campionato italiano, dopo non essere arrivato in tempo per la trasferta con la Sidigas Avellino: Davon Jefferson – a segno con 16 punti nel
match di andata – è oggi uno dei trascinatori di Cantù, quella stessa squadra che ad ottobre non conosceva ancora bene ma che adesso, tre mesi più tardi, l’ala americana sente sua. Lo
dimostrano le sue statistiche e la grande quantità di sudore che ad ogni partita Jefferson lascia sulla maglia canturina, targata Acqua S.Bernardo rispetto a tre mesi fa, perché “ogni
goccia conta”, come ricorda sempre Antonio Biella, direttore generale del title sponsor della Pallacanestro Cantù. Indiscusso protagonista nel turno precedente con 21 punti (5/6
dall’arco) e 5 assist a referto, anche Frank Gaines si appresta ad avere un ruolo importante nel “lunch match” di domenica, dopo aver superato il traguardo dei 300 punti in maglia
Cantù e dei 400 in Serie A nella partita con Avellino dello scorso weekend. Adesso il playmaker titolare della S.Bernardo ha nel mirino i 500 punti nel massimo campionato italiano, obiettivo ampiamente alla portata per Gaines che viaggia a 18.9 punti di media a partita.

Aquila Trento il quintetto

Starting five trentino di esperienza e di indubbio talento. Al centro della squadra c’è Aaron Craft, playmaker americano che non solo è stato scelto per dettare i ritmi del gioco ma, cosa
non scontata, che dispone anche di tutte le qualità necessarie per poterlo fare. Dotato di grande carisma, è lui il leader della squadra, arrivato a stagione in corso per risollevare le sorti dell’Aquila. I risultati dal suo arrivo, o meglio, ritorno, visto che aveva già indossato i colori bianconeri nella stagione 2016-‘17, si sono visti nell’immediato. Pronti, via: all’esordio stagionale Craft ha regalato subito i due punti all’Aquila, realizzando allo scadere il canestro della vittoria che – contro Brescia alla sesta giornata – ha permesso a Trento di sbloccarsi in campionato, centrando la prima vittoria. 28 anni a febbraio, dell’Ohio, Craft ha frequentato proprio l’importante college di Ohio State, venendo eletto miglior difensore della NCAA al suo ultimo anno, nel 2014. L’anno seguente vince lo stesso premio anche in NBA G-League, dove peraltro conquista il titolo con i Santa Cruz Warriors, franchigia affiliata alla fortissima Golden State. Al termine della stagione 2014-’15 Craft fa “tripletta”, venendo inserito anche nel miglior quintetto difensivo della lega, premio che bisserà nel 2016, dopo aver fatto ritorno in G-League dall’Ungheria, dove disputa 22 gare tra EuroCup e campionato locale con la maglia dello Szolnoki Olaj. In questa stagione segna 11 punti a partita in 30’ di impiego, a cui aggiunge anche 3.7 rimbalzi e – soprattutto – 5.5 assist. In questa specialità Craft è il migliore in casa Dolomiti Energia, secondo invece in tutta la LBA dietro soltanto a Tony Taylor della Virtus Bologna, di un soffio avanti con 5.6 assist di media. Al suo fianco c’è la guardia
Devyn Marble, classe 1992 nativo del Michigan. Figlio d’arte, Devyn ha seguito un percorso molto simile a quello del padre, Roy, entrambi passati dalla NBA dopo essere usciti dal college di Iowa. Devyn vanta sul proprio curriculum 44 presenze con gli Orlando Magic, collezionate dal 2014 al 2016, dove è riuscito a partire in quintetto in 7 occasioni. Nell’estate del 2016 il trasferimento in Europa, in Grecia prima (all’Aris Salonnico) ed in Italia poi, a Trento, dove si esprime su ottimi livelli, salvo poi subire un grave infortunio al crociato del ginocchio destro che lo costringe ad un lunghissimo stop. Dopo un percorso riabilitativo durato circa un anno intero, Marble firma nuovamente per Trento due stagioni dopo. Seppur poco costante, è lui il miglior marcatore dell’Aquila, con quasi 13 punti di media a partita in 28’ sul parquet.

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L’ala titolare è Joao Gomes, veterano classe 1985 nato a Capo Verde ma di nazionalità portoghese. Anagraficamente il più anziano del gruppo, “Beto” è in grado di ricoprire molto
bene anche il ruolo di ala forte grazie al suo fisico possente. Questo lo rende molto temibile a rimbalzo, come dimostrano le sue medie (6.5 a partita, il migliore di Trento) ma anche molto
pericoloso in uno contro uno, dove spesso si trova in situazioni di mismatch contro il suo difensore. Tiratore in striscia come pochi altri dall’arco, Gomes è il giocatore più utilizzato da
coach Buscaglia, il quale lo utilizza circa 31’ a partita. L’ex Benfica e Andorra, alla terza stagione in bianconero ed a 13 punti dai 1000 in Serie A, garantisce 9.9 punti di media e sempre tanta energia in campo. Lo scorso weekend ha collezionato la presenza numero cento in LBA. Il “quattro” titolare è Davide Pascolo, anche lui tornato a Trento in questa stagione come Marble e Craft. Nato e cresciuto a Udine, dove non solo ha fatto le giovanili ma ha anche debuttato in Serie A, Pascolo ha disputato cinque stagioni in bianconero, dal 2011 al 2016, trascinando l’Aquila dalle Minors fino ai playoff scudetto ed a una clamorosa semifinale di EuroCup. Manifestazione che, peraltro, inserì Pascolo nel miglior quintetto del torneo al termine della stagione 2015-’16. Poi il biennio in chiaroscuro all’Olimpia Milano, dove l’ala debutta in EuroLega e conquista quattro trofei: uno scudetto, una Coppa Italia e due Supercoppe italiane. La scorsa estate, poi, la scelta di tornare a Trento, con tanta voglia di rimettersi in gioco dopo aver avuto poco spazio nella plurititolata formazione meneghina. In questa stagione segna 7.3 punti di media in 23’, a cui aggiunge anche 4.5 rimbalzi. Il pivot titolare è il “mastino” Dustin Hogue, un vero guerriero in campo. 198 centimetri per 110 chili abbondanti, Hogue è il classico centro “undersized” che tanto piace alla pallacanestro moderna. Anche lui alla terza stagione in bianconero come Gomes, seppur non continuativa per la breve (quanto infelice) esperienza al Pinar Karsiyaka nel mezzo, il newyorkese classe 1992 garantisce a coach Buscaglia 11 punti e 5.3 rimbalzi di media in circa 24’ sul parquet. Difensore durissimo da battere, Hogue è un ottimo rimbalzista offensivo (quasi 2 e mezzo a
partita).

La panchina

Dalla panchina il pericolo numero uno per gli avversari porta il nome ed il cognome di Diego Flaccadori, guardia mancina di grandissimo talento. È lui, tra quelli a non partire in quintetto,
ad avere il minutaggio più alto in casa Dolomiti Energia: 22’ a partita, nei quali Flaccadori realizza quasi 9 punti di media. Nonostante l’età, da almeno un paio d’anni è un punto di riferimento per squadra e tifosi. Per lui si tratta della quinta stagione in bianconero. Con Cantù giocherà la sua 170esima partita in LBA, dove potrebbe staccare sia il traguardo dei 200 assist che quello dei 1100 punti, entrambi a -3. L’altro elemento di spicco dalla panchina è il playmaker italo argentino Toto Forray, giocatore di grande affidamento. È sempre lui l’ultimo a mollare, un altro guerriero alla corte di Buscaglia, che lo utilizza in media 18-19 minuti a partita. Il nativo di Buenos Aires ripaga il suo coach con 6 punti di media e tanta, tantissima difesa. A Trento dal 2011, alla quinta stagione consecutiva nel massimo campionato italiano. È poi il turno del già citato Fabio Mian, guardia/ala dotata di un’importante taglia fisica. Mian, che tra due settimane spegnerà 27 candeline, è anche lui come Forray alla quinta stagione consecutiva in Serie A, la settima in totale dopo un biennio in A2 alla Fortitudo Agrigento dal 2012 al 2014, molto utile all’esterno friulano per farsi le ossa. Mian, a sole due partite per collezionare la presenza numero 200 in LBA, realizza 6.6 punti di media in 15’. Quest’anno sta segnando tantissimo da tre, grazie ad un sorprendente
48.3% dall’arco.

I precedenti

Andando a scalare sempre per minutaggio, dopo Mian nelle rotazioni viene Nikola Jovanovic, centro classe 1994 di Belgrado. 25 anni compiuti pochi giorni fa, Jovanovic è a Trento in prestito dalla Stella Rossa. Il centro di riserva dell’Aquila ha frequentato il college negli States, alla University of Southern California, la stessa da dove nel 2008 è uscito Davon Jefferson. Coach Buscaglia concede al pivot in media 13’ a partita. Per il serbo, nonostante il poco spazio, sono oltre 6 i punti e oltre 4 i rimbalzi di media. Chiudono le rotazioni Andrea Mezzanotte e Luca Lechthaler. Mentre quest’ultimo è un centro navigato (33 anni festeggiati ieri) con 422 presenze in Serie A, Mezzanotte è un’ala grande classe 1998 con importanti margini di miglioramento, lo scorso anno protagonista a Treviglio in A2. A Trento ha la prima vera chance della sua carriera, che sta sfruttando piuttosto bene dopo il bronzo agli Europei under 18 con l’Italia, nel 2016, e l’argento ai Mondiali under 19 l’anno seguente. In LBA l’ex Treviglio è finora sceso in campo in sette occasioni, a quasi 8’ di media.