Se non è stata una delle sorprese più belle e inattese della stagione, poco ci manca. Andrea La Torre, guardia-ala classe 1997 in forza all’Acqua S.Bernardo, ha decisamente disputato un’annata al di là di ogni aspettativa, riuscendo a ritagliarsi in Brianza un ruolo importante e uno spazio nelle rotazioni del tutto inaspettato. 23 presenze in maglia Cantù, di cui 11 da
titolare, con un minutaggio medio di circa 13’ a partita.

Pallacanestro Cantù stagione al top per La Torre

Questi i numeri del talento scuola Stella Azzurra Roma, passato anche alla corte di Giorgio Armani e della sua Olimpia Milano, prima di essere girato in prestito in più circostanze per fare un po’ di esperienza in Serie A2. Ma i numeri non dicono tutto, come del resto capita anche in tante altre situazioni, dove per misurare l’importanza di un giocatore all’interno di una squadra si guardano tanti altri aspetti. Il carisma, la personalità, la grinta, l’abnegazione e l’attitudine, queste alcune delle grandi qualità possedute e mostrate da La Torre nel corso della stagione appena conclusasi.
22 anni il prossimo 14 di giugno, La Torre è giunto in Brianza a campionato in corso proprio dall’Olimpia, con cui si stava allenando dopo aver concluso la stagione precedente tra le fila di Udine e Rieti. In un primo momento un valido apporto per le sedute di allenamento guidate da coach Evgeny Pashutin, poi la scelta della società canturina di proporgli un
contratto triennale, cosa rara di questi tempi, che un giovane voglioso come La Torre non si è di certo lasciato sfuggire. L’8 novembre l’ufficialità: La Torre e Cantù insieme fino a giugno 2021. Da lì in avanti un percorso ricco di colpi di scena per lo swingman italiano che, nel giro di pochi mesi, non solo è stato capace di sbaragliare la concorrenza ma anche di guadagnarsi il rispetto e l’amore del popolo biancoblù. Arrivato in punta di piedi con tanta umiltà ma anche con tanta determinazione, La Torre ha svoltato la propria stagione nel girone di ritorno, passando dai 7’ di media dell’andata ai 16’ di media nella seconda metà del campionato. Se nel girone di andata il classe ’97 era stato schierato una sola volta in
quintetto in otto occasioni, nel girone di ritorno, invece, La Torre parte in quintetto dieci volte in quindici gare, risultando spesso decisivo nella metà campo difensiva. Ma è dopo la sosta per la Final Eight di Coppa Italia e gli impegni delle Nazionali che tutto ha inizio, con la partenza di Tony Mitchell (direzione Pistoia) che ha indotto Nicola Brienza (nel
frattempo passato head coach al posto di Pashutin) a credere nel talento cresciuto nel iterbese. Se è mancato pochissimo a che Cantù centrasse i playoff, vincendo undici partite su quindici nel girone di ritorno e rimontando dagli ultimi posti della classifica a quelli più nobili, parte del merito va attribuito sicuramente anche a La Torre, con il quale Brienza si è
più volte congratulato nelle conferenze stampa post gara, rimarcando pubblicamente i meriti difensivi del 21enne nato in quel di Venezia. Nel finale di stagione, infatti, il capo allenatore canturino non ha più potuto fare a meno del numero undici in maglia S.Bernardo, schierandolo in quintetto 10 volte su 11 dopo la sosta.

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Le cifre delle ultime sei gare

Tuttavia, a sorprendere sono le cifre di La Torre nelle ultime sei partite di campionato, quelle in cui Cantù si stava giocando un posto per i playoff scudetto con il coltello tra i denti. Nelle ultime sei, questo il suo fatturato: 4.3 punti (con il 40% da tre), 5.5 rimbalzi e 2 assist di media in 25’ a partita. Addirittura 33’ in campo nella penultima giornata del campionato, in casa contro Torino. Minuti che, sfortunatamente per il movimento cestistico italiano, si è forse più abituati a vedere attribuiti a un giocatore americano. Eppure, La Torre ha dimostrato di meritarsi ogni singolo istante a propria disposizione, ripagando con una tenacia infinita sia la fiducia del suo allenatore che quella del popolo biancoblù.